viaggi

I viaggi, persone mai viste si incontrano per caso, incrociano le loro vite i loro sogni e le loro aspirazioni per un lasso di tempo.

Alcune volte non nasce niente altre volte e come se succedesse una magia e si instaura qualcosa di speciale, ci si lascia andare sfondando le barriere dei pregiudizi.

Ci si stupisce di come siano possibili certe coincidenze assurde, tutto si incastra come se qualcuno avesse voluto giocare uno strano scherzo geniale. Si crea intesa e rispetto, si condividono bei momenti ci si confida anche con persone che abbiamo incontrato da pochi giorni per chissà quale motivo.

Poi arriva il momento della partenza, tante volte si tratta di un addio in alcuni casi e un arrivederci e in altri e un “bhè, nella vita non si sa mai”. Se ce una cosa certa e che mai piu rivivremo la stessa situazione e che quei momenti non potranno mai tornare indietro: quel gioco perfettamente incastrato non sarà mai uguale a prima. Un sorriso, una frase detta con sincerità, un bacio resteranno dentro di noi, nascosti da qualche parte e magari anche senza un volto definito.

La vita è un grande viaggio che ne racchiude tanti altri.

Le fasi ci accompagnano lontano ad alcune figure, questo succede quando viene a mancare il “collante” quella combinazione irripetibile di mille variabili, che con un niente, cambiano.

Quanto affezionarsi agli altri e quanto far affidamento a loro? se si esagera il momento del saluto sarà molto più doloroso ma si e certi di aver vissuto appieno i momenti passati insieme se ci si frena sarà il contrario. Io ho sempre pensato alla prima.

E allora tanto vale non voltarsi e andare avanti con il sorriso e sperando di avere lasciato agli altri un pezzettino di noi e di essere un pochettino meglio di prima. Io sono convinto di averlo fatto: sono tutti voi.

Ps la musica è presa da un passaggio di Final Fantasy VII, so che per molti non avrà significato, ma per me è stato uno dei viaggi più belli e questo è un souvenir che mi sono portato dietro.

Fonti:
Final Fantasy VII

Cola al giorno d’oggi

Stamattina ho intenzione di giocare. In questo periodo mi sto dedicando a Portal 2, a detta mia e di molti altri, un bel titolo. Mi siedo sulla mia comoda sedia, accendo il computer, clicco due volte sull’icona. Primo tempo di caricamento ed eccolo lì, appoggiato a qualche centimetro dal mio schermo, il pacchettino di Haribo, precisamente cola e limone superzuccherate. E penso: “Intanto che carica, perchè no?” Allungo il braccio, stando ben attento di non staccare la schiena della sedia, e afferro il pacchetto. Apro, prendo la prima “Cola” e la porto golosamente alla bocca.

Piccola digressione, al giorno d’oggi le vere droghe non sono alcool, sigarette, e Coca, ma le caramelle gommose -in questo caso Cola-. Dagli orsetti colorati ai delfini gommosi, dagli squali dalla pancia bianca -specie molto famose se non conoscete, googlate- alle liquerizie ripiene, mi creano dipendenza più di qualunque altra cosa. L’unica cosa che mi salva dalla completa dipendenza, è che non sono abbastanza ricco per permettermi questo lusso.

Prima Cola mangiata. Parto a risolvere l’indovinello, ma richiede tempo, devo guardarmi intorno e studiare ciò che mi circonda. Per darmi la carica uso una Cola, una per passare il tempo, una per consolarmi quando muoio, l’altra per premiarmi quando passo al livello successivo. E così ancora, ancora, in un tunnel senza uscita, più provo a farne a meno, più la mia mano si avvicina avida al pacchettino. La mia ragione mi dice “Basta! Cerca almeno di non masticare” ma i miei denti si avventano sulla povera Cola peggio che un piranha sulla preda. Quel saporino di zucchero e di limone sono irrestibili. Quando il mio alito sa di Cola più di una fabbrica di Cola, il mio stomaco mi dice “Ti prego! Risparmiami” io li ignoro e perdo così l’ultimo barlume di ragione. Mi accorgo che non riesco più giocare, le mie dita sono tutte attaccate. Spaventato mi tocco la testa: i capelli sono spariti e rimane solo uno strato morbidoso, come il tappo di una Cola. Mi alzo terrorizzato, inciampo e cado terra, non mi rimangono più le gambe, si sono unite e hanno formato quello che sembra il fondo di una bottiglia di vetro. I vestiti si strappano, il colore della mia pelle cambia, dal busto in su giallognolo, andando verso il basso marroncino. Cerco di gridare ma non ho più bocca, terrorizzato striscio verso il balcone, mi alzo a fatica pensando “Meglio un giorno da leone, che cento da Cola” e mi butto giù dal quarto piano.

Cado, mi rimpicciolisco, rimbalzo. Passa il gatto della vicina, e mi mangia.

Fine.