Il primo di giorno di scuola, a Tokyo, a 25 anni.

Qualche giorno fa sono ritornato bambino. L’emozione del primo giorno di scuola, il rischio di arrivare in ritardo, il test di entrata.. Che belle sensazioni, e strane alla mia veneranda età.

Mi sono ritrovato in mezzo a 1400 giovani da tutto il Mondo che sono venuti in Giappone per studiare quest lingua, chi per curiosità, chi magari non sa ancora cosa fare, chi ha le idee ben chiare e chi perché è cresciuto a contatto con questa cultura senza neanche saperlo, in mezzo agli idoli dei suoi cartoni.

La cerimonia di apertura si è tenuta in un Hotel con dalle moquette molto belle e colorate, e tanto personale che ci ha riempito di sorrisi. Il discorso è stato tutto in Giapponese, i maestri si sono presentati uno ad uno, i direttori ci hanno fatto i migliori auguri per quest’anno che, almeno per me, si prospetta essere molto duro. I Cinesi sono quasi a posto con la scrittura, i Coreani lo studiano a scuola e la loro grammatica è estremamente simile. Almeno gli Italiani non hanno nessun problema con la pronuncia.

In un secondo momento ci siamo spostati al campus, le maestre che stanno di fianco al gruppo, che si preoccupano di far attraversare gli studenti in sicurezza, mi ha riportato alla gite che facevo a San Donato, con i miei vecchi compagni di scuola, che giorni speciali quelli, così diversi dalla routine, all’aperto, dove era più facile togliere il freno alle proprie emozioni…

A queste sensazioni se ne aggiungono di nuove, derivanti da un contesto estremamente diverso, come quella di estrema stupore quando ci hanno dato un libro di quaranta pagine di regole, che in pratica dice c’è il rischio di essere espulsi per ogni minima disattenzione. Un fantastico esempio di cultura giapponese, che vi descrivo in breve.

Innanzi tutto ci sono molte regole che non sono strettamente collegate alle scuola, ma che fanno riferimento alla propria vita privata, come il comportarsi bene con i propri vicini, informarsi sul metodo di raccolta differenziata, o come questa: “Cerca di essere puntuale. Se non puoi, accertati di contattare la persona con cui ti devi incontrare”.

Poi seguono gli avvertimenti sul cellulare, che deve essere tenuto assolutamente spento durante la lezione, e naturalmente c’è un tipo diverso di punizione per ogni avvertimento in più. Se si viene avvertiti tre volte, il cellulare viene ritirato per due settimane, a sei c’è la sospensione per due giorni, a sette per tre giorni, a otto si viene espulsi. Per sospensione qui si intende venire a scuola e scrivere un testo dove ci si scusa per quello che è stato fatto e si promettere che si studierà per conto proprio.

Non mancano poi pagine e pagine di fumetti che raccomandano di non ricevere i regali dagli sconosciuti, non entrare in giri strani, con una particolare attenzione alle biciclette, ad esempio di guardare a destra, sinistra poi destra agli stop, non guidare (la bicicletta) da ubriachi, ricordarsi di portare con se la carta che identifica il possesso o qualcuno vi dovrà recuperare alla centrale di polizia.

Già, scritto questo, spero che anche voi possiate ricordare il passato con un pizzico di nostalgia perché è una sensazione che fa sentire vivi. E forse un giorno ricorderemo questo presente con un sorriso, davanti ad un caffè o perché no, anche davanti uno schermo.

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Ps: chissà qual è il tasso alcolico consentito per la guida in bicicletta…

Resoconto di cinque anni di Università

E così ci siamo, altri cinque anni della mia vita consumati. Ah… il Poli, vecchi ricordi hanno lasciato spazio a nuovi…

Tirando le somme sono stati 29 esami accettati provati almeno 70 volte, un numero di camicie sudate almeno equivalente (effettive) quelle figurate invece proprio non le saprei contare. Più di 4000 ore di lezioni seguite e una distanza percorsa pari a 33000 chilometri. Cavolo, per farci il giro del mondo dall’Equatore mi sarebbe servito un dottorato. Poi c’è quel piccolo capello bianco, che lascio per ricordami che sono assolutamente vulnerabile.

Ma ci sono anche cose inquantificabili, le decine di figure interessanti incontrate, la bocciatura in gestione aziendale, l’esame di modellazione, l’ingiustizia in logistica, le LAN clandestine in aula informatica, la delusione della relazione in laboratorio di impianti industriali…

E visto che conta il percorso, non ho mai scelto la strada più facile, ho cercato di essere sempre giusto nei confronti dei miei colleghi, non ho mai contrattato un voto o consegnato dopo lo scadere quando sapevo di potere. Non ho mai approfittato dell’aiuto degli altri e ho sempre provato a dare del mio meglio quando mi veniva chiesto.

Tirando le somme sull’Università italiana (anche se dipende) sebbene la qualità delle lezioni sia estremamente alta e sfidante rispetto all’estero, un pò per mentalità, un pò perché mancano i fondi, la concezione è quello di un “esamificio”. Tra le conseguenze c’è che è veramente difficile portarsi fuori amici da questo ambiente. Chissà come sarebbe stato a Seattle, dove ci sono gruppi per ogni passione, dove le classi sono meno numerose e più pratiche, dove si cena e si gioca al campetto con i propri compagni di corso.

Quante volte mi sono detto “questa volta non ce la faccio” ma ho sempre combattuto e non mi sono mai arreso. E non ho combattuto con gli altri, per prendere i voti più alti, per guadagnare la stima dei miei colleghi, ma ho combattuto come un guerriero pacifico, che combatte la guerra più grande di tutte, quella dentro sè stesso.

L’Università è stata una grande sfida. E non parlo della difficoltà dei concetti affrontati, degli esami ridati, o di medie. Parlo del riuscire a investire così tanto tempo su una cosa che non sempre mi ha appassionato, non sempre mi ha convinto che fosse il modo migliore, senza sicurezza del futuro.

Forse se avessi imparato più tardi che il tempo è preziosissimo, che non volevo mai sprecarlo, sarebbe stato più facile.

Delle volte mi sono sentito come se mi stessi perdendo una parte di mondo, come se stessi attraversando un grande tunnel che mi impedisse di vedere all’esterno. Le grate erano così fitte che riuscivo solo a vedere qualche dettaglio, riuscivo solo ad immaginare cosa stesse succedendo là fuori. Altre volte mi ha stupito, mi ha fatto sentire che stavo facendo la cosa giusta e mi ha emozionato.

Alla fine l’uni è stata come una ragazza, mi ha regalato tanti momenti indimenticabili, certe volte mi ha fatto anche incazzare e abbiamo litigato, e poi è finita, portandosi dietro tanta soddisfazione, ma anche un pò di amaro.

Quanto eri bella in quella fredda notte d’inverno, dopo la fatica di una giornata di studio, mi osservavi in silenzio sulla via del ritorno…

Con l’unica differenza che stavolta sapevo che sarebbe finita.

campus bovisa

FONTI:
http://www.fontanaarte.com/wp-content/uploads/2012/03/01_Campus-Universitario-Bovisa_lampada-outdoor-Botree_FontanaArte.jpg modificata da me

narcisismo al 2013

Partito con la convinzione che Università, l’istituzione per eccellenza di ricerca e attività culturale, dovesse ospitare una maggioranza di membri con un briciolo di responsabilità e di comprensione.

Dopo cinque anni di frequenza posso affermare con certezza che consapevolezza intellettuale non è uguale ad altruismo e sensibilità, e oserei dire anche intelligenza.

Dalla parte degli studenti: insulti ai professori, prese di posizioni fuori da ogni limite (o forse adatte al giorno d’oggi) e via così, e tutto ad alta voce, come se anche il pudore, il senso di colpa, il pentirsi non facessero più parte della nostra cultura.

Dalla parte dei professori: c’è chi si accanisce contro qualcuno, chi non si rende conto delle frasi che dice a uno studente, e chi gioca al barone nel castello senza nessun rispetto per i suoi schiavi.

Quello che non credo di aver capito è se si tratti di menefreghismo radicato oppure di egocentrismo accecante. Le due cause sono ben diverse perché la prima è consapevole delle conseguenze delle sue azioni verso il prossimo, ma nonostante questo procede in quella direzione, egocentrismo è da immaginarsi come una grande nebbia che non permette di vedere al di là del proprio naso.

Preferisco credere che sia la seconda.

Però non posso fare a meno di storcere il naso quando la signora alla radio racconta orgogliosa di avere fornicato nella cabina con un signore. Mentre la moglie era sullo sdraio.

Eh diamine l’egocentrismo non basta per farti dire queste cose, c’è bisogno di una buona dose di menefreghismo quando le conseguenze sono così evidenti, unito a questo bisogno di vantarsi con chi non si conosce di qualunque delle proprie azioni, dalla passeggiata al bagno a scoparsi il marito di qualcun altro.

Se Dio esistesse e fosse un grande psicoanalista, di sicuro direbbe che la patologia più comune nell’uomo è il narcisismo e la conseguenza più evidente è lo spreco di parole, inoltre il Paradiso sarebbe un grande manicomio.

Dare ai propri problemi e a quelli altrui importanza, come se la nostra storia fosse un piccolo tesoro, da custodire e da aprire ai propri amici è davvero speciale. Per non parlare di arricchire la nostra mente e la nostra vita piuttosto che dare fiato alle trombe.

Sarete d’accordo con me, miei cari amici,  quando dico che arte, vita, natura, sapere, amore.. sono doni così straordinari, sono cose così belle e potenti che non si dovrebbe essere bombardati in continuazione da questi atteggiamenti.

Come si arriva a questo punto?

Qmee-Online-In-60-Seconds21

Sembrerà strano dirlo, ma questo diagramma non mi stupisce niente.

Ora pensate quante volte si ripete la parola “cacca” dentro Internet.

FONTI:
http://blog.qmee.com/qmee-online-in-60-seconds/

un pò di Finlandia

Miei cari amici, vi prego di perdonare la mia lunga assenza.

E’ solo che la Finlandia è un mondo tutto nuovo e la mia ispirazione è ancora in viaggio da Milano, probabilmente prenderà li traghetto uno di questi giorni. Le ho già pagato il biglietto quindi non vi dovete preoccupare.

Nel frattempo vi racconterò quello che ho capito della Finlandia se vorrete ascoltarmi.

Innanzi tutto ho capito che fa molto freddo.

Poi ho capito che invece di farsi una passeggiata al parco, questa gente fa un buco nel ghiaccio e si mette a pescare. Ma non li ho mai visti prendere niente.

Poi ho capito che ci sono taaanti ma tanti alberi. E forse ce ne sono più che nella Foresta Amazzonica, ma nessuno si è preso la briga di contarli perché fa troppo freddo.

Poi ho capito che del finlandese non capisco una parola. Forse mi sono più affini il cinese ed il giapponese.

Sperando che i numerosi Finlandesi che mi leggano non se la prendono, per ora mi sembrano avere uno stile di vita entusiasmante . Per ora tutto quello che ho sentito e visto confermano l’identikit del finlandese medio, si chiude tutto il giorno in casa, magari va in palestra, non cucina per niente al massimo tocca il forno, esce molto raramente con gli amici.

Nonostante questo devo dire che ho incontrato dei finlandesi veramente gentili, inoltre sono famosi per la loro perseveranza, che però devo ancora constatare.

Sebbene pensi che ognuno sia libero di fare quello che vuole finché non nuoce agli altri, questo stile di vita è però molto limitante. Quante cose si potrebbero perdere, quelle cose che ti fanno perdere la testa, che risvegliano le emozioni che hai dentro, che ti lasciano affascinato, che ti costringono a scoprire e ad esplorare la vita.

Là fuori è pieno di persone interessanti e straordinarie che, cresciute in contesti diversi, hanno tanto da dare e da ricevere dal prossimo, soprattutto nell’ambiente in cui vivo, dove ci sono studenti provenienti da ogni parte del mondo.

Nonostante questo c’è da imparare anche dai Finlandesi. Dal momento che questa terra non ha niente da offrire, se non dei magnifici cieli, dei paesaggi mozzafiato e tutte le attività connesse alla neve (snowmobile, snowshoes, snowballs, skiing, snowboard) hanno deciso di puntare tutto sull’istruzione. Infatti ci sono fra le Università migliori in Europa. Esistono anche una marea di agevolazione in termini di tasse per gli studenti che vengono da fuori, in alcuni casi si arriva anche a non pagare niente. Intano l’economia gira, perché gli studenti che vengono dall’estero investono la loro ricchezza nella Finlandia.

Dal momento che hanno costruito delle strutture molto più capienti della domanda, adesso si stanno concentrando su nuovi campi per far crescere l’economia, e per far questo chiedono aiuto alla popolazione.

Nella Tampere University of Technology esiste un posto, pensate un pò, dove si può presentare la propria idea in un lasso di tempo prestabilito, mentre si viene ascoltati da un gruppo di esperti, questi decidono poi se è realizzabile e provvedono a trovare sponsor in caso positivo.

Nel frattempo lo stato garantisce aiuti fino a 250000 euro per chi propone idee innovative.

Quindi miei cari Finlandesi, nonostante da un certo punto di vista sappiate il fatto vostro, vi invito a dimostrarmi che mi sbaglio sul resto.

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Betty

Premessa, non sono solito essere sdolcinato e non voglio di certo iniziare da oggi!

In ogni caso vorrei fare, anche se non ho il pubblico di Obama, una piccola dedica alla mia lady.

La mia ragazza è la mia metà oramai da più di due anni, abbiamo passato dei bellissimi momenti insieme, e lei è sicuramente una delle mie più grande fonti di felicità.

Se solo ripenso a questi due anni, quante ne abbiamo passate! Mi sembra trascorsa una vita da quando la conosco.

Questo è un periodo molto delicato per entrambi, sono gli ultimi esami che porteranno al voto di Laurea e trovare la concentrazione giusta è fondamentale per il nostro futuro.

Inoltre si avvicina un ostacolo da superare, a Marzo partirò per tesi per la Finlandia, starò via un quattro mesi. Sebbene chiunque possa obiettare che i mesi non sono tanti e che una volta si stava via molto di più, che ci sono mezzi molto potenti per sentirsi, che è per il futuro di entrambi e che dovrebbe essere qualcosa di solo positivo, la regola è una, che al cuor non si comanda. Al massimo lo si aiuta e lo si direziona.

Inevitabilmente saranno mesi difficili, perché anche se lascio il cuore qui a Milano, nessuna parola può esprimere la passione di un bacio o il calore di un abbraccio o l’intesa di afferrarsi le mani a vicenda.

Nonostante questo vorrei ricordarti, che ci aspetta una svolta, proprio girato l’angolo, finito questo periodo sarà tutto diverso. Si aprirà un nuovo capitolo della nostra vita, da scrivere insieme. Hai presente? Quello che aspettiamo da due anni, poterci dare la buonanotte di fianco e non essere costretti a salutarci il weekend.

E sarà fatto di indipendenza, di serenità, di sicurezza nel tornare a casa e trovare sempre qualcuno disposto ad ascoltare.

Nonostante io voglia esplorare questo mondo, voglio te al mio fianco. Ci aspettano ancora momenti per stringerci forte forte, balli preparati su Hercules, o balli improvvisati, quando il fumo esce dai tombini come nei film e le note di Alicia Keys guidano i nostri passi e le nostre emozioni.

Poi colazioni in giro per l’Italia, risate che non si riescono a fermare, litigi perché ci teniamo, attimi di silenzio, ma poi ancora momenti per riflettere davanti a frammenti di storia, occasioni per mischiare patatine con spinaci, aperitivi alla Terrazza tra un pezzo di arrosto al cioccolato ed un sogno, confidenze davanti a una birra alla mela ed un bicchiere di spumante.

Tutto questo con l’aggiunta di litigi insensati per il divano da scegliere, tantissimi posti da scoprire insieme, e una marea di carezze che mi dovrai ancora fare.

Spero.

Non sai quanto io sia orgoglioso di te.

Ti amo.

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cose che mettono a dura prova la mia pazienza

Purtroppo mi accorgo che la lista non finirebbe mai, quindi, visto la lunghezza media di un articolo presente in questo blog, ho dovuto fare una piccola selezione delle cose che spesso mi accadono e che mettono a dura prova la pazienza di una persona paziente sopra la media.

Per prima di sicuro c’è lo sciopero dei treni. Questa gente sciopera un giorno su tre, per i motivi più disparati: hanno spostato l’orario dei Simpson, non si trova lo sciroppo d’acero al Carrefour e i Pony non esistono. Si guadagnano il primo posto per la beffa oltre il danno: “ci scusiamo per il disagio” io, di sicuro, non vi scuso.

Non si riesce a studiare in modo decente in università, possibile che se trovo un tavolo libero, miracolo, per forza ci sarà un gruppo che dovrà impedermi di studiare parlando ad alta voce delle loro cose? Da una parte li capisco, perché stare davanti ad un buon drink, o farsi un bel giro, piuttosto che perseguitare le persone che si fanno ore di strada per venire in Università e trovare la concentrazione. Dall’altra no, pensano ancora che l’Università, qui a Milano, sia un posto per socializzare e questo proprio non lo riesco a buttare giù.

Professori che non rispondono alle mail di tesi, ma se un povero studente è obbligato a fare la tesi per laurearsi, come mai non esiste una bacheca tesi che abbia una qualche parvenza di verità, ma tanti professori così impegnati nelle loro cose da non trovare un attimo per rispondere alle mail che gli arrivano. Addirittura ne ho trovato uno che, mi dice di scrivergli per mail quando lo vedo, poi non mi ha mai risposto, neanche una volta!

Zanzare che mi ronzano nell’ orecchio, essendo che sono 0 positivo se la prendono tutte con me e fin qui ok. Gli altri mi scambiano per pazzo quando sostengo l’ esistenza di zanzare a Novembre e fin qui ok. Ma quando mi ronzano nell’orecchio e probabilmente non mi fanno dormire per quel motivo, raggiungono l’ apice della loro bastardaggine. E secondo me lo fanno proprio per dispetto perché che motivo hanno di ronzare a destra a sinistra quando un punto qualunque della pelle va bene, se non anche attraverso gli indumenti?

Chi non tira su l’ asse nei bagni pubblici. Ogni tanto trovo l’asse piena di goccioline, nonostante questo, qualcuno ci si è messo lì a montarla, per un motivo, che sia per una comodità di chi la usa, che sia per dare un senso all’esistenza dell’asse. Perché non dare soddisfazione a questo povero uomo e all’asse soprattutto, tirandola su prima di riempirla di goccioline, costa troppo lo sforzo? è forse troppo pesante?

Penne che non scrivono più quando mancano tre quarti d’inchiostro e ti lasciano a secco ad un esame questo si commenta da solo.

Video non disponibile dalla tua località già mi pregusto la visione quando questa scritta compare all’improvviso, non bastava la politica, le statiscitche dove i giovani italiani sono tra i meno pagati, e la Durso, ci voleva anche il web a sottolineare la situazione?

Coloro che spingono in fila. Ultimi, ma non meno importanti, queste persone devono avere qualche conoscenza di teoria delle code che mi sfugge, come il fatto che il tempo di sevizio, cioè quanto ci mette mediamente un servente a servire un cliente, sia in qualche modo in funzione di quanto spingi la persona che ti sta davanti.

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Ps: ho scoperto che hanno scritto addirittura un libro dal titolo “Why Mosquitoes Buzz in People’s Ears”, da bravo pigro ho preferito vedere il video su youtube che lo riassume.

..Ecco il perchè! Ora ha tutto più senso e dovrò togliere le zanzare dalla lista.