grazie

Uooooooooooooooooooooooooooo

Oggi ho fatto una lezione incredibile con il mio maestro di ballo che non mi smetterà mai di stupire.

è fantastico che ci siano persone, che magari non hanno una laurea, ma dimostrano una grandezza infinita, vi rendete conto???

Sono fra noi.

Per calmarmi ho dovuto farmi di corsa tutta la strada per arrivare a casa, e ho ancora lo spirito a mille e il ritmo che mi ribolle nel sangue.

Massimo rispetto per il mio maestro Byron che è un pozzo di cultura e di storia senza confini, per come riesce a creare la magia dell’ Hip Hop.

L’Hip Hop è una grandissima scuola di vita, prendete l’etica dello sport, la unite ad un arte, e poi ci mettete ingredienti come il rispetto, la competizione e la condivisione.

Grazie a chi è venuto a prima di me e ha creato questo mondo da più di 60 anni, che ogni giorno mi insegna e mi ricorda di vivere la vita a mille.

Siamo fra voi, open your eyesss

ps FUNKIN STYLES 2012 stiamo arrivando!

Altezza

Bene amici miei. L’argomento di oggi, l’avrete già capito è l’altezza.

Sono circa una ventina di anni che raccolgo esperienze su questo argomento.

Ecco, essere alti non è così bello come si crede.. Innanzi tutto quando parlo di “essere alti” intendo “essere circa 2 metri e abbastanza magri da stupire la sciura Maria” non di superare i due metri e non di rientrare nell’elenco di Wikipedia.

Essere alti è bello, per qualche cosa, che.. mmm adesso mi sfugge di mente.. Forse qualcosa che ha a che fare con nonne, credenze e barattoli.

Le cose per cui essere alti è brutto me le ricordo bene. Innanzi tutto i luoghi comuni.

Il primo è che “non esiste sport per cui sia contro indicato essere alto”. Non è vero. Infatti è spesso indicata leggerezza o il baricentro basso in molte discipline, tra le quali una buona parte dell’atletica.

Il secondo è che “l’uomo alto è uno con cui puoi parlare anche se non conosci, a cui puoi fare domande stupide”. Le sciure mi guardano un poco, poi mi dicono “ohh ma quanto sei alto” “si” rispondo io. I ragazzi mi dicono “oh ma tu sei alto” “si” rispondo ancora io, poi aspettano un pò “ma quanto sei alto?” “1.96” rispondo io, infine mi guardano un pò con scherno, un pò con invidia e mi dicono “bhè potevi fare 2 metri” “è già” penso “come se dipendesse da me”. Poi ci sono le ragazze. Ogni tanto mi dicono “tu sei troppo alto, mi fai sentire bassa” e se ne vanno. Ma chi ti conosce?? Vorrei rispondere, ma se ne sono già andate.

Ah, non posso dimenticare i geni che mi chiedono “ma cosa ti hanno dato da mangiare?”.. Ma cosa vuoi che abbia mangiato?? Naturalmente libri di matematica e insalate di cibernetica!

Poi c’è il problema delle gambe. La gente non “concepisce che le gambe possano essere lunghe più del comune”. è questo il motivo per cui ogni volta che mi siedo in un luogo che sia una discoteca o un tram, prontamente qualcuno mi viene addosso.

L’altro è che “l’uomo alto fa basket”. Ok, spesso succede così ma pensare che chi è alto faccia basket è come pensare che tutti i cinesi pratichino Kong Fu. Se essere alti sia tra i requisiti del basket, quindi necessario, non è sufficiente per diventare un buon giocatore di Basket, ma allora perché molti danno per scontato che lo pratichi, alcuni me lo chiedono, altri ci rimangono male quando gli dico che non è così. Ma potrò fare quello che mi piace??

Il secondo problema legato alle gambe è che dove la gente mediamente alta sta comoda, io sono comunemente scomodo, in classe, in areo, su una metropolitana. Inoltre esistono pericoli che per altri non esistono: bisogna abbassarsi dove la gente passa tranquillamente: se si visita una cava sono di certo quello a stare piegato durante tutta la durata, se si passa sotto i rami mi devo sempre piegare e via così..

Tecnicamente non ci sarebbero problemi nell’essere alti, se

  • non esistessero i miei simili
  • i miei simili non avessero costruito strutture adatte ai Lillipuziani

Io mi sono ritrovato qui non su un’isola deserta, grazie mamma :D

In conclusione se “altezza è metà bellezza” vi siete mai chiesti qual è l’altra metà? La soluzione è sotto la foto.

scocciatura

Fonti:
me stesso

l’equilibrista

Philippe Petit. Equilibrista. 1971 attraversa i campanili che uniscono Notre Dame a Parigi, 1973 Sidney con le cime dei piloni dell’Harbour Bridge; traversata delle Grandi Cascate di Peterson, cascate del Niagara, il Superdome a New Orleans, le guglie della cattedrale di Laon, in Francia. Un vero artista.

Ecco tutti noi siamo un pò come lui. Meno bravi, magari non siamo francesi, ma di sicuro siamo equilibristi. Perchè l’equilibrio è la chiave della vita e la sua professione è l’equilibrista.

La vita è qualcosa che va oltre qualsiasi cosa che possiamo immaginare, una pazzesca situazione, un uomo e un filo sospeso a centinai di metri da terra.

E su quel filo ci siamo noi, mentre la folla accorre e “ehi, guarda quello” con un tono che è un misto tra ammirazione e stupore, e ci indica. E noi siamo lì sopra, noi e il nostro filo. Un passo per volta, con cautela, avanziamo, accompagnati da una goccia di follia, quella che ci spinge a non fermarci.

Sicuramente qualche volta abbiamo paura di cadere, altre volte procediamo con il sorriso, quasi come se con quel filo fossimo in sintonia, quasi come se ci sentissimo padroni dell’altezza.

Sospesi nel vuoto camminiamo sulle nuvole. Il miglior pregio di un equilibrista è sapere quando c’è un limite, non si sbilancia mai, assapora ogni cosa al punto giusto, senza mai esagerare. Egli conosce l’umiltà perché se commette un errore è spacciato. E così si crea l’immagine della vita:  “un essere umano sulla sommità di una cima altissima, molto forte ma molto fragile, è un’immagine perfetta”

E bisogna avere fede, bisogna credere in mille dèi, dalla tenacia all’ispirazione, dall’impegno all’amore, “per riuscire a stare lì senza avere il batticuore e mantenere sana la mente».

Concludo con una citazione di questo grande artista, un piccolo spunto per riflettere:

“semplicemente non posso cadere, perché non ho mai pensato a cadere”

Ecco cosa succede quando un uomo riesce a prendere in mano la sua vita:

nuoto

Mi avvicino all’acqua. è limpida, azzurra e sembra chiamarmi. Sembra sfidarmi.

Io la guardo e lei pure. Per un attimo il mondo si ferma, i suoni sbiadiscono, la mente si libera. Poi sento di nuovo le voce dei bambini e i richiami del bagnino.

Mi tuffo.

Sott’acqua il mondo sembra diverso, i rumori sono più colorati, le facce sbiadite. Cerco di arrivare il più lontano possibile, come se volessi arrivare da qualche parte chissà dove. Respiro, il più che posso. Ed ecco la prima bracciata. Poi la seconda. Terza e respiro. Poi la quarta la quinta e così via. Mi concentro sul mio corpo e cerco di perfezionare ogni minimo movimento, l’apertura delle mani, lo slancio delle braccia, l’altezza del sedere.

Le prime bracciate sono quelle di assestamento. Prendo confidenza con l’acqua e con la tecnica. Le bracciate successive sono per la gente che non ha cuore, quelli che fanno soffrire gli altri. Poi ci sono le bracciate per le ingiustizie, perché la vita tante volte è ingiusta con chi non se la merita.

Quando la battaglia sembra persa, le mie braccia perdono di potenza, inizio a rallentare, è a quel punto che ci sono le bracciate per i miei cari. Le persone che mi stanno vicino e che mi vogliono bene. Amici, parenti, la mia ragazza. Ed è grazie a queste bracciate che non mi arrendo, che stringo i denti e arrivo al traguardo.

Ritorno alla realtà, mi sposto gli occhialini, respiro stremato. E mi dico: “ce l’ho fatta”

beatrice

In questo intervento mi piacerebbe parlare di una cosa che mi ha colpito molto…

Non sono solito a scrivere di fatti di cronaca, ma chi lo sa, questo potrebbe essere la prima volta di tante. Se anche non sarà così ne volevo comunque scrivere perché è un fatto che merita un attimo di riflessione.

L’altra sera, (quale? non importa : P ) mentre ero a tavola a mangiare con i miei, ho visto alla televisione un servizio che parlava di questa ragazzina, Beatrice Vio, di 13 anni. In pratica è una promessa del fioretto, alla quale, a causa di una meningite, hanno dovuto amputare i quattro arti.

Si è presentata dall’inizio alla fine del servizio sorridendo, una bella ragazza, capelli biondi, rovinata anche su tutto il viso.

Questa persona, che ha investito impegno, tempo, allenamento per uno sport, è stata costretta a limitarsi (continua a fare scherma in carrozzella) in una delle sue più grandi passioni e comunque riesce ad andare avanti con quel sorriso. Chissà, com’è completamente stravolto il suo mondo: così piccola e ancora tutta la vita davanti per convivere con questo fatto… eppure quel sorriso, veramente ammirabile.

L’espressione della forza di volontà, la sintesi  dello spirito giusto da adottare nei confronti delle difficoltà che la vita ci pone davanti. Un esempio di come dovrebbe essere inteso lo sport, nel senso di una passione che fa sognare, che spinge a continuare ad andare avanti con il sorriso, a lottare e a non arrendersi mai.

Io mi sono letteralmente vergognato di tutte le volte che ho pianto, e che sono stato triste. Mi dico: “forse la prossima volta è meglio che conti fino a dieci”

Perché non sempre riesco a ricordarmi di quanto sia incredibilmente fortunato, per tutto.

Ed è grazie a persone come lei, che me ne ricordo.