la mela si sbuccia?

La mela si sbuccia?

E’ bello pensare che siamo tutti diversi. Anche molto diversi. Personalmente sarei molto annoiato se fossimo tutti uguali.

Quando ci si trova davanti a risposte estremamente diverse alla stessa domanda si può reagire con stupore, ammirazione, ripudio, senso di incapacità…

Ora vi vorrei presentare due facce molto diverse di una stessa medaglia.

Nonostante per chi è emigrato in un Paese all’estero imparare la lingua sia una chiave per accedere a molte porte. Per poter ottenere un lavoro, leggere un libro, un’insegna, prendere parte ad una conversazione. Sapere una lingua straniera sarà sempre un’abilità riconosciuta dal prossimo, per questo è importante farne tesoro. Sapete la storia, vi possono portare via tutto, ma non la cultura? E’ vero.

Ora mettiamo che vi troviate sulla vetta del Fushimi Inari, di sera, si vede tutta Kyoto illuminata. Atmosfera romanticissima è il momento. Vi state per confessare alla ragazza della vostra vita, fate per parlare:

私が好き (Io piacere)

何? (cosa??)

E’ naturale che questa frase non abbia effetto come questa, detta in dialetto locale:

この景色より、君がきれいやで。(vedi questo? tu sei ancora più bella)

あ、ありがと.. あたしも好き (ah… grazie. Anche tu mi piaci)

Però l’altro aspetto della medaglia è questo. Per quanto vi sforziate di imparare una lingua, la lingua è “solo” un mezzo di comunicare. Cioè se manca quella che sta prima, il sentimento, l’interessamento, la conoscenza, non serve a niente sapere una lingua.

Se quello che sta prima della comunicazione è forte, basta una comunicazione di base, un sorriso, un gesto per ottenere quasi gli stessi risultati.

Ritornando alla metafora della cucina. Il mio augurio è quello di lasciare questi problemi a chi ha tempo di pensare ai dettagli, ma voi che siete gli esploratori di questo mondo, accettate che ci sia chi sbuccia e chi no senza pensarci troppo. E invece sedetevi alla tavola di chi vi ha ospitato, non importa se con qualche parola frammentata, bevete e mangiate, ridete insieme.

Oltre alla pancia piena vi ritroverete con tante nuove cose da raccontare.

E forse lascerete la buccia sulla mela, la prossima volta.

fushimiinari13

FONTI:
vista di sera dal Fushimi Inari, Kyoto http://kyotrip.blog79.fc2.com/blog-entry-20.html?sp
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Cose da fare prima di lasciare questo mondo, magari anche nel 2015

Aggiorno la mia lista delle cose da fare prima di lasciare questo mondo, perché l’ho già fatto qui e qui. Diciamo che poi colgo il nuovo anno alle porte per fare anche un pò di propositi.

  • Visitare il deserto di Paranal! (questo è rimasto immutato)
  • Imparare a disegnare (ho iniziato a fare qualcosa)
  • Imparare ad ascoltare la classica (sarebbe davvero figo)
  • Innamorarsi del mio lavoro (quello part-time non conta vero?)
  • Finire una caramella gommosa senza masticarla (sono passati anni di prove, ma ancora non ci sono riuscito)
  • Uplodare su Youtube un video con almeno 5000 visualizzazioni (non avevo idee quando ho scritto questa cosa, ma adesso potrei parlare di mille cose)
  • Finire come si deve Final Fantasy VII (non gioco quasi più ai videogame, ma ci conto ancora)
  • Imparare a fotografare bene
  • Tornare nei boschi del Trentino

Obiettivi in completamento

  • Imparare ad osservare lo Spazio o andarci direttamente. Ok, facciamo che inizio con la prima (qui sto gettando le basi per farlo)
  • Sentirmi realizzato per aver realizzato un mio progetto (progetto “Giappone” conta vero?)

Obiettivi da modificare / cancellare

  • Vincere un buon contest di popping -> riprendere ad allenarsi costantemente (mi basta questo per ora)
  • Imparare a rispondere male a quelli che mi dicono qualcosa sulla mia altezza -> non serve (perché li capisco e non sono scortesi quando me lo dicono)
  • Rendere orgogliosa la mia famiglia -> io pensavo bastasse finire l’uni bene e in tempo, ma non si può concretizzare in una cosa. C’è sempre un nuovo ostacolo. Quindi direi che per ora resta fuori dalla lista.

Obiettivi completati

  • Imparare il Giapponese di base
  • Guardare Naruto (e finalmente dovrebbe finire dopo un paio di puntate ancora)
  • Imparare a cucinare bene il Sushi (ok, non bene ma sono capace)

Nuovi obiettivi

  • Imparare il Giapponese avanzato, che rientra nella categoria “migliorare la mia vita a Tokyo” insieme ad altri piccole grandi cose da fare

Una piccola conclusione: ricordo quando ho scritto la seconda volta questi obiettivi, in realtà non stavo facendo quasi niente di quello che veramente avrei voluto fare. Invece adesso mi sento sulla strada giusta.

Naturalmente “quello che conta è il viaggio non la meta”  ma senza la giusta meta non può esserci il viaggio.

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E voi? Siete in vena di fare nuovi propositi?

Buon anno a tutti, miei cari amici.

IMMAGINE: Deviant Art ancora http://xxxnicolettexxx.deviantart.com/art/Objective-265063378

Città sulla Luna o niente

Miei cari amici, quest’oggi vi vorrei parlare con grande entusiasmo della Luna e di un film in particolare.

Si chiama “Lunarcy”, è un film un pò di nicchia che ho avuto la fortuna di vedere al Parco Sempione una sera d’estate, quindi spero di essere il primo ad avere il piacere di parlarvene.

“Non devi essere alto per vedere la Luna”

La Luna è il nostro fiore all’occhiello, è il pianeta più vicino, il primo oggetto là fuori che si osserva ad occhio nudo e con il primo binocolo.

Fin dall’antichità ha ispirato paura in fase di Eclisse, mistero ad esempio con la sua associazione alla magia, credenze come quella dei nostri contadini che studiavano le fasi Lunari per la semina e letteratura tra i tanti l’ Orlando furioso e il suo senno.

Poi c’è stato quel periodo dove tutti parlavano della Luna, dove c’è stata tutta quell’attenzione mediatica, tra il disastro dell’Apollo 13, la conquista dell’Apollo 9 e i missili da Cape Canaveral.

Per quelli che non c’erano come me è comunque abbastanza facile accedere a queste tasselli della storia, tra registrazioni della Nasa, ricorrenze, scrittori e naturalmente Internet. Quante generazioni di geek, quanto sogni della gente comune ha ispirato la nostra Luna…

Tra quelli mi ricordo il mio professore di Astronomia del Liceo mi raccontava del suo stupore il giorno che tutto è avvenuto in diretta, i quel lontano, ma neanche così tanto a pensarci bene 20 Luglio del 1969. “Io ero solo un ragazzino, ma mi ricordo bene. Eravamo lì, su un altro pianeta, vi rendete conto?”.

E tutt’ora la Luna continua ad ispirare tantissimi prodotti, raccogliere citazioni, anime come “I fratelli nello spazio” o videogiochi, per l’appunto “The Moon”.

Tuttavia oggigiorno non si sente più parlare tanto di Luna, forse di Marte visto che è un tema più attuale e sotto i riflettori. Ma ogni tanto credo sia giusto ricordare cosa sia la Luna, a parte un ammasso di rocce che vola sopra le nostre teste, magari perché no, con un film la cui visione scorre piacevolmente.

Tra tutti i personaggi, eccentrici è un eufemismo, Dennis Hope un signore che vende proprietà sulla Luna dal 1980 convinto di aver ricevuto l’autorizzazione degli Stati Uniti, Peter Kokh una vecchio signore che per più di venticinque anni ha continuato a pubblicare un manifesto su questioni lunari, mi ha colpito in particolare il protagonista, Christopher Carson.

La Luna è un luogo ostile, non è abbastanza grande da trattenere un’atmosfera come la nostra, non c’è acqua e la temperatura passa da una centinaia di gradi sotto 0 e sopra lo 0. Nonostante questo il suo personaggio non è soddisfatto di vivere da questa parte dell’ Universo e indirizza ogni suo sforzo per trovare il modo di partire e condurre la sua vita dove nessuno ha mai fatto prima.

“Una casa non è il posto dove non si nasce, ma il posto dove si va.” Afferma convinto e cosa è questa frase, se non una manifestazione del concetto di libertà?

Se Christopher può sembrare un personaggio con qualche rotella fuori posto, è invece a mio parere una significativa, anche se un pò estrema, rappresentazione dell’Uomo e dei suoi desideri. Pensate alle nostre origini, quanti nomadi, quanti pionieri che hanno lasciato la propria casa in cerca di avventura, di nuovi mondi e di nuove frontiere. Si potrebbe quindi dire che abbiamo ereditato geneticamente questo spirito di intraprendenza. E sono convinto che risiede in ognuno di noi, solo che alcune volte viene soppresso o nascosto per i rischi che comporta fare scelte radicali, per limiti sociali e bisogno di maggiore sicurezza.

Alla realtà di fatti è più facile che il mondo finisca domani, piuttosto che Christofer riesca anche solo a mettere piede sulla Luna. Ma non è forse credere con tutto il suo spirito nella Luna che fa di quest’uomo un piccolo grande uomo? Non è forse inseguire i propri sogni senza limiti e colmi di speranza che fa della sua vita una vita che vale la pena di di vivere?

Tutto questo per ritrovare sé stessi in un posto familiare, confortevole e potersi sentire parte di qualcosa.

“Tutti noi abbiamo bisogno di un sogno. Mangiamo, beviamo e dormiamo. Se la nostra esistenza si dovesse limitare a questo, sarebbe non poco superficiale.”

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FONTI:
immagine: http://4.bp.blogspot.com/-CuZARHIQQ00/UBhW02UF4FI/AAAAAAAADh8/y3ZuhFO93Mg/s1600/lunarcy_02.jpg
film in streaming in inglese: http://fastvideo.in/be4n6c0bdot3

tre mezzi giapponesi e un fast food

Oggi ho pensato di aver le allucinazioni.

Sono ad aspettare il mio panino quando tutto ad un tratto mi sembra di vedere due giapponesi che parlano un inglese perfetto tra di loro.

Stropiccio un pò gli occhi, aguzzo l’udito, e in effetti sì, parlano veramente inglese e non è che le ore di studio mi hanno dato alla testa.

Lei è vestita con un casacca stile hip hop, molto diversa dalla media delle ragazze che qui si veste con tacchi e trucco. è davvero bella, con due occhi fantastici, che sono sicuramente un misto tra orientale e occidentali. Lui mi sembrerebbe nella norma se non fosse che è parecchio grosso, come non si vede spesso qui. Ma no, poi non è che sono magri perché mangiano solo pesce crudo.

Mi avvicino curioso per chiedere informazioni, saluto un pò incredulo e inizio a chiedere in inglese. Lei è mezza inglese e giapponese, lui viene da New York e parla un con accento super stretto. Lei mi chiede come mi chiamo, io la saluto e intanto penso a cosa direi in giapponese per presentarmi. La cosa mi viene spontanea visto dove mi trovo, e poi cavolo, con quella faccia da giapponese, come faccio a non parlarti nella tua lingua madre? Poi passo a lui, mi chino un poco e vedo che mi porge la mano. Ci metto un pò a stringerla, come se non sapessi bene cosa fare, nel frattempo il mio cervello mi dice “non stringergliela, non stringerla, lo sai che qui non si usa”.

Mentre conversiamo mi vengono le parole in Giapponese, non mi viene “university” ma “大学校” mi scuso un pò impacciato, lei mi dice: “ma sì non ti preoccupare, se vuoi puoi anche non parlare in inglese” come se le facessi un pò di tenerezza. Eh brava, adesso che sto iniziando a pensare che bevi il tè zuccherato alle quattro di pomeriggio e magari cammini per casa con le scarpe, mi dici di parlarti in giapponese. Poi non è che abbia disimparato l’inglese, ma sicuramente ci vuole un pò per cambiare da una lingua all’altra, figuriamoci da una cultura all’altra.

Infine li saluto chinandomi più volte mentre mi allontano, loro sono lì che mi fissano e senza abbassare la testa di un centimetro, mi rivolgono quel sorriso che si alza un pò a lato come a dire “mah… questo tipo è proprio strambo”.

Alla fine esco dal Fast Food con seri dubbi sulla mia identità e inaspettatamente mi sale un brivido di gioia, “ma quanto è bello ed affascinante il nostro Mondo…” penso spontaneo.

Quando due opposti sono uniti in una persona cosa succede? Che livelli assurdi può raggiungere la diversità? Di questo passo cosa ci riserva il futuro? Chi sono io e chi sto diventando?

Ma era in questo mare di possibilità, che seppure ignorante, sorridevo contento ed incredulo.

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FONTI:
http://kara-a.deviantart.com/art/Difference-356155904

 

Arrivo in Italia, che accoglienza

Cara Italia, ora si che ti riconosco.

Volo dal Giappone all’Italia, tutto perfetto.

Arrivo a Fiumicino, file interminabili per passare i controlli che avevamo già passato a Tokyo, una signora arriva con un cartello, parlando italiano con i Giapponesi e ritira i biglietti dicendo che sarebbe impossibile prendere la trasferta per Milano in tempo. “Ma come, se l’aereo è arrivato in orario?” mi chiedo senza trovare una risposta.

Ma le sorprese non sono finite, aspetto in fila e mi viene detto dal personale di sbrigarmi. Passo avanti chiedendo scusa e vengo ripreso dalla stessa persona che mi aveva detto di muovermi.

Eh, scusi come dovrei fare?

Si sbrighi a mettere le cose nella cassetta.

Ah bhè certo perché se le metto prima la fila svanisce.

Nel frattempo persone continuano ad essere inserite davanti a me nella fila. Tra tutti c’è un signore che mi stupisce.

“Scusi, ma come devo fare? L’aereo sta per partire” si rivolge con un filo di preoccupazione al personale addetto.

“E’ si sbrighi” ripete il signore come un mantra.

“Ma… l’areo aspetta vero?” ribatte il poveraccio.

Passa un attimo di silenzio e l’addetto del personale risponde:

“è… non sempre”

Il tizio si gira verso di me facendo quella faccia che da italiano conosco bene, alza un pò le sopracciglia, scuote il capo una volta, labbra rivolte verso l’alto come per dire “ehhhh se lo dici tu, io che ci posso fare”. In effetti anche io non vedevo altre soluzioni se non essere attoniti e muti al nunzio.

Mentre cammino ritrovo tutte le cose a me ben familiari, come il tracagnotto con la camicia rosa slacciata e i pelazzi che escono fuori dirompenti, con quel bell’accento e tutte quelle parolacce.

La solita scenata napoletana di una signora di mezza età che si allontana stizzita urlando: “sei proprio un cafone”.

E poi al controllo del passaporto ritrovo i miei preferiti, ma prima l’addetto ci regala un lungo e alto “mamma mia” e non ne capisco bene il perché anche se sono madre lingua. I due controllori sono i tipici palestrati sbruffoni che conosco bene, quelli che ascoltano solo house, che da piccoli facevano i bulli, equipaggiati con quel tono di sfottò ringraziano con un “aLigato” veramente pessimo, quasi come per voler dire “si si, fate in fLetta che mi avete già Lotto i coglioni”.

Infine l’imbarco, la fila che non esiste, il personale che ridacchia mentre spiegano le regole di sicurezza e poi due Giapponesi, che non parlano né italiano né inglese seduti affianco delle uscite di emergenza, con quella approssimazione e quel “a casaccio” che ben ci distingue e in cui spesso primeggiamo.

Lo shock culturale è stato forte per me, che in questo posto ci vivo da venticinque anni, chissà come devono sentirsi questi poveri Giapponesi, atterrati in un pianeta ostile, per di più, con un’ ora di ritardo.

Benvenuti in Italia!

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le percentuali della vita

Che cosa e’ la vita secondo voi?

Non e’ troppo facile rispondere a questa domanda, a volte sono convinto che sia aprire il frigorifero la mattina presto e trovare il latte fresco intero, partire con Trenord in orario e una ragazza dai capelli rossi che farebbe di tutto per te.

A volte sono indeciso tra un pugno di sabbia in bocca, una tornellata veloce dell’Atm o le bozze di una zanzara ad Ottobre.

Se prima muovevo seri dubbi sulla mia stabilità mentale, ora sono convinto che la vita sia un po’ entrambe le facce, un po’ pugno nell’occhio un po’ infermiera sexy, un po’ Ursula un po’ Sirenetta, un po’ una lacrima un po’ un sorriso.

Il segreto sta nelle percentuali, che poi è un pò il concetto su cui si basa la gestione aziendale del rischio.

Innanzi tutto bisogna diminuire la probabilità di accadimento degli eventi che portano una maggiore delusione/stress. Il che significa che se siete a Milano non usate i mezzi pubblici, non ammalatevi mai tanto da andare all’ospedale, non avvicinatevi mai a quelle insegne gialle che scrivono “Poste Italiane”.

Naturalmente nella vita ci sono sempre alternative valide, vi potete muovere con i Jetpack, affidare alle farmacie omeopatiche e spedire pacchi tramite i piccioni viaggiatori.

Spesso la pianificazione è tutto quello che vi rimane, ad esempio ricordatevi di raccogliere i vetri di quel bicchiere rotto prima di camminarci sopra a piedi scalzi, buttate l’umido prima che sia troppo tardi e pesate bene le persone con cui scegliete di condividere il vostro tempo ed affidare il vostro cuore.

Poi se tutto va nel verso sbagliato, se ci avete provato fino alla fine ma è successo, bisogna cercare di prendere nel verso positivo le grandi delusioni della vita.

Ha bisogno?

Si grazie, è possibile che non ci siano i delfini gommosi?

Ehh.. guardi sà com’è, i tempi cambiano, le mode cambiano e anche la vita cambia..

Quindi?

Non li abbiamo più! Può sempre provare gli orsetti colorati e coccodrilli innocui…

Ma..ma come? Sono anni che vengo qui per prendere i delfini gommosi!!

Ed è qui che si aprono due opzione ugualmente valide, rotolarsi a terra gridando “perchè??!” oppure dire:

Fa niente, prenderò gli ovetti in camicia

Oggi costano 1 euro l’uno..

Ho attraversato una Milano impazzita, ho affrontato mostri giganteschi, superato vicissitudini e travagli, e sconfitto l’oscurità terrificante di un eterna notte, per essere qui oggi, con quello che sono, i miei valori, le mie idee ed il mio credo. Sa cosa le dico, che io sia maledetto se questa storia si dovesse concludere con il nulla, andarmene via da qui a mani vuote?? Non ci penso nemmeno!

Quindi??

Me ne dia una paio.

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FONTI:
http://www.deviantart.com/art/Desperation-20-percent-off-196457042