Arrivo in Italia, che accoglienza

Cara Italia, ora si che ti riconosco.

Volo dal Giappone all’Italia, tutto perfetto.

Arrivo a Fiumicino, file interminabili per passare i controlli che avevamo già passato a Tokyo, una signora arriva con un cartello, parlando italiano con i Giapponesi e ritira i biglietti dicendo che sarebbe impossibile prendere la trasferta per Milano in tempo. “Ma come, se l’aereo è arrivato in orario?” mi chiedo senza trovare una risposta.

Ma le sorprese non sono finite, aspetto in fila e mi viene detto dal personale di sbrigarmi. Passo avanti chiedendo scusa e vengo ripreso dalla stessa persona che mi aveva detto di muovermi.

Eh, scusi come dovrei fare?

Si sbrighi a mettere le cose nella cassetta.

Ah bhè certo perché se le metto prima la fila svanisce.

Nel frattempo persone continuano ad essere inserite davanti a me nella fila. Tra tutti c’è un signore che mi stupisce.

“Scusi, ma come devo fare? L’aereo sta per partire” si rivolge con un filo di preoccupazione al personale addetto.

“E’ si sbrighi” ripete il signore come un mantra.

“Ma… l’areo aspetta vero?” ribatte il poveraccio.

Passa un attimo di silenzio e l’addetto del personale risponde:

“è… non sempre”

Il tizio si gira verso di me facendo quella faccia che da italiano conosco bene, alza un pò le sopracciglia, scuote il capo una volta, labbra rivolte verso l’alto come per dire “ehhhh se lo dici tu, io che ci posso fare”. In effetti anche io non vedevo altre soluzioni se non essere attoniti e muti al nunzio.

Mentre cammino ritrovo tutte le cose a me ben familiari, come il tracagnotto con la camicia rosa slacciata e i pelazzi che escono fuori dirompenti, con quel bell’accento e tutte quelle parolacce.

La solita scenata napoletana di una signora di mezza età che si allontana stizzita urlando: “sei proprio un cafone”.

E poi al controllo del passaporto ritrovo i miei preferiti, ma prima l’addetto ci regala un lungo e alto “mamma mia” e non ne capisco bene il perché anche se sono madre lingua. I due controllori sono i tipici palestrati sbruffoni che conosco bene, quelli che ascoltano solo house, che da piccoli facevano i bulli, equipaggiati con quel tono di sfottò ringraziano con un “aLigato” veramente pessimo, quasi come per voler dire “si si, fate in fLetta che mi avete già Lotto i coglioni”.

Infine l’imbarco, la fila che non esiste, il personale che ridacchia mentre spiegano le regole di sicurezza e poi due Giapponesi, che non parlano né italiano né inglese seduti affianco delle uscite di emergenza, con quella approssimazione e quel “a casaccio” che ben ci distingue e in cui spesso primeggiamo.

Lo shock culturale è stato forte per me, che in questo posto ci vivo da venticinque anni, chissà come devono sentirsi questi poveri Giapponesi, atterrati in un pianeta ostile, per di più, con un’ ora di ritardo.

Benvenuti in Italia!

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le percentuali della vita

Che cosa e’ la vita secondo voi?

Non e’ troppo facile rispondere a questa domanda, a volte sono convinto che sia aprire il frigorifero la mattina presto e trovare il latte fresco intero, partire con Trenord in orario e una ragazza dai capelli rossi che farebbe di tutto per te.

A volte sono indeciso tra un pugno di sabbia in bocca, una tornellata veloce dell’Atm o le bozze di una zanzara ad Ottobre.

Se prima muovevo seri dubbi sulla mia stabilità mentale, ora sono convinto che la vita sia un po’ entrambe le facce, un po’ pugno nell’occhio un po’ infermiera sexy, un po’ Ursula un po’ Sirenetta, un po’ una lacrima un po’ un sorriso.

Il segreto sta nelle percentuali, che poi è un pò il concetto su cui si basa la gestione aziendale del rischio.

Innanzi tutto bisogna diminuire la probabilità di accadimento degli eventi che portano una maggiore delusione/stress. Il che significa che se siete a Milano non usate i mezzi pubblici, non ammalatevi mai tanto da andare all’ospedale, non avvicinatevi mai a quelle insegne gialle che scrivono “Poste Italiane”.

Naturalmente nella vita ci sono sempre alternative valide, vi potete muovere con i Jetpack, affidare alle farmacie omeopatiche e spedire pacchi tramite i piccioni viaggiatori.

Spesso la pianificazione è tutto quello che vi rimane, ad esempio ricordatevi di raccogliere i vetri di quel bicchiere rotto prima di camminarci sopra a piedi scalzi, buttate l’umido prima che sia troppo tardi e pesate bene le persone con cui scegliete di condividere il vostro tempo ed affidare il vostro cuore.

Poi se tutto va nel verso sbagliato, se ci avete provato fino alla fine ma è successo, bisogna cercare di prendere nel verso positivo le grandi delusioni della vita.

Ha bisogno?

Si grazie, è possibile che non ci siano i delfini gommosi?

Ehh.. guardi sà com’è, i tempi cambiano, le mode cambiano e anche la vita cambia..

Quindi?

Non li abbiamo più! Può sempre provare gli orsetti colorati e coccodrilli innocui…

Ma..ma come? Sono anni che vengo qui per prendere i delfini gommosi!!

Ed è qui che si aprono due opzione ugualmente valide, rotolarsi a terra gridando “perchè??!” oppure dire:

Fa niente, prenderò gli ovetti in camicia

Oggi costano 1 euro l’uno..

Ho attraversato una Milano impazzita, ho affrontato mostri giganteschi, superato vicissitudini e travagli, e sconfitto l’oscurità terrificante di un eterna notte, per essere qui oggi, con quello che sono, i miei valori, le mie idee ed il mio credo. Sa cosa le dico, che io sia maledetto se questa storia si dovesse concludere con il nulla, andarmene via da qui a mani vuote?? Non ci penso nemmeno!

Quindi??

Me ne dia una paio.

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FONTI:
http://www.deviantart.com/art/Desperation-20-percent-off-196457042

vivere fa paura

Vivo.

Non riesco a fare a meno di chiedermi perché. Mi capita di trovarmi in mezzo ad una cena con amici a pensare a queste cose. Non è perché la cena sia noiosa, non fraintendetemi, ma ci sono periodi nei quali questa domanda mi frulla nella testa come una trottola che non riesco ad afferrare.

Talvolta vivere mi fa paura.

Ho studiato per caso qualche modello di psicologia sociale, in sostanza i nostri schemi di comportamento sono dettati dalle culture che ci circondano a diversi livelli. Nel più profondo si trova la famiglia, su strati superiori vi sono la nazione, gli amici, e infine la cultura professionale e aziendale. è da qualche tempo che ci faccio caso e ho notato alcune mie abitudini con poco senso e tanta somiglianza agli altri.

Mi spaventa perché non siamo così liberi di pensare se siamo così influenzabili dal contesto e dai nostri vicini.

Un altro fattore molto importante che ci condiziona è il tempo, non è abbastanza, ci costringe spesso a scegliere quando non vogliamo; amicizie, passioni, percorso.

Ho paura di aver scelto per comodità, per semplicità senza sufficiente conoscenza, di farlo anche in futuro, di perdere la mia unicità.

In più c’è la quotidianità, dove molti sono intrappolati, spesso me compreso, che impedisce il cambiamento. Infatti se anche si riesce a scalfire questa quotidianità per raggiungere uno stato in moto, ci si trova soventemente a scontrarsi con la quotidianità degli altri.

Come sarebbe la vita senza questo ripetere infinitamente le stesse azioni?

Se sono qui, perché? Dove mi aspetto di arrivare? è la domanda giusta? Sono abbastanza motivato per fare quello che faccio, sono dell’idea che i miei benefici colmeranno i sacrifici? Perché?

Talvolta girando il mondo mi ritrovo a pensare come sarebbe stata la mia vita se avessi vissuto in quella casetta sopra la montagna con il tetto spiovente ricoperto di neve la maggior parte dell’anno, un pugno di vicini che parlano una lingua che non conosco, e una scuola che avrà si e no una decina di classi.

Cioè, chi cavolo ha scelto che mi trovi qui a Milano, ma ancora prima chi ha scelto che mi trovi sulla Terra, si tratta di pura casualità?

Mi sto rendendo conto sempre di più di aver perso alcune cose.. ad esempio ho perso il contatto con la natura, immerso tra tutte questi edifici e cemento, mi accorgo che avrei dovuto viaggiare più spesso per esplorare quello che ho a due passi. Pavia, Sondrio, Bergamo, c’è chi si lancia dalle montagne per volare, chi ha dedicato la vita a scalarle, a chi invece piace spendere i propri passi per solcarne i boschi, come soleva fare mio nonno.

Poi ho perso degli amici cari, per un motivo o per l’altro. Non sono bastate le nostre mille avventure per tenerci assieme, tutti i ricordi positivi che custodisco gelosamente, ora sono qui e non so più niente di loro.

Talvolta mi sento di aver perso anche la spensieratezza, compleanno dopo compleanno divento più insensibile, al Natale, alla mia festa, l’idea di dover far fare qualcosa nel modo che non mi piace, anche per un bene più grande, mi ha offuscato i sensi.

Poi ci sono altre cose che ho perso, ma si è fatto tardi, miei cari amici ed ora di chiudere la locanda.

In ogni caso non vi preoccupate, non ho ancora perso il sorriso e la prossima volta ci troveremo ancora qui per raccontarci un’altra storia.

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FONTI:

grazie a questo artista, amirzand, perché con la sua arte mi ha regalato proprio quello che stavo cercando http://amirzand.deviantart.com/art/Long-Road-of-Winter-199963350

Trenord, ma perché?

Caro sistema Trenord/ATM, per comodità comincerò a chiamare Trenord;

Non ce l’ho con voi per i ritardi perenni, per le infrastrutture colpite da terremoti immaginari, per gli scioperi settimanali e neanche perché una delle vostre macchinette mi ha rubato la tessera e avete dato la colpa a me facendomi pagare. (Senza neanche rispondere al modulo che ho correttamente inviato al vostro sito inutile)

Ma è quando sono di fretta e uscendo dalla metropolitana, sbatto contro il vostro tornello, che un pò si apre come per lasciarmi passare, ma subito dopo si blocca di scatto facendomi quasi inciampare; che mi incazzo.

E non mi ero incazzato la volta scorsa, quando cercavo l’abbonamento per timbrare e dai tornelli a fianco c’era chi passava senza neanche fermarsi e mi guardava con quello sorrisino misto tra scherno e superiorità. Ma se c’è un limite all’Universo, di sicuro c’è un limite anche alla mia pazienza.

Ma perché? Perchéééé?? Perché mai dovrei timbrare il biglietto all’uscita?? Ma sopratutto, tenetevi forte, perché mai ogni tanto devo farlo e ogni tanto no????

A questo punto potevate alzare di un centimetro gli scalini in modo da far cadere chiunque!

Ed è ogni volta che passeggio verso casa, con la gamba ancora un pò dolorante, che cerco di rispondere a questa domanda. Tanto “Perché siamo al mondo?” e “Chi me lo fa fare?” sono barzellette a confronto.

Ed ecco che ho stilato, per chiunque fosse interessato, una lista dei motivi più plausibili, in ordine sparso:

Trenord cerca di creare un paradosso spazio-temporale, che oggi io chiamo “Il Paradosso di Trenord”. Il principio è molto simile al Paradosso del Mentitore conosciuto anche per la storiella del Coccodrillo di Laerzio.

Mettiamo che siate dentro la metro e che non sappiate come ci siete arrivati. Davanti all’uscita dovete prendere il vostro biglietto/abbonamento, cercate bene dappertutto, non lo avete. Risultato? Voi non potreste essere lì in quel momento, perché se aveste il biglietto/abbonamento allora dovreste poter uscire, se invece non lo aveste non sareste potuti entrare. Ecco, in questo momento siete diventati un errore nella linea spazio temporale, tanto che sicuramente fareste invidia a Doc, se potesse vedervi.

Il cervellone di Trenord è un grande Troll. Semplicemente vuole vedere la mia smorfia mentre mi frega, facendo una cosa completamente senza senso. Poi un giorno mi scatterà anche una foto che potrò vedere su un monitor e decidere se comprare.

Trenord è in realtà di proprietà di un potente sceicco. All’inizio pensavo che fosse solo una questione di odio, “Trenord ce l’ha con me” mi ero arreso. Poi ho notato che questa cosa capita spesso, come è ovvio che sia, anche ad altri passeggeri. Secondo voi perché Trenord dovrebbe odiare tutti i suoi clienti? In sostanza più paghi di abbonamento e più viaggi, più gli stai antipatico, più prendi botti dai tornelli. Ma è chiaro, uno sceicco ha segretamente acquistato Trenord e per far fruttare il suo petrolio vuole diminuire la qualità del servizio a livelli così estremi che chiunque, vecchi, giovani, minorenni non importa, sarà costretto ad acquistare una macchina a benzina.

Oppure Trenord vuole farmi scrivere questo post.

Oh io il post l’ho scritto, chissà mai se smettete.

13 - 1

Trenord e gli schermi che crashano

2013-07-07 20.52.46

Trenord e i “lavori” in corso

2013-07-08 16.39.54

Levissima, purissima, bassissima, acqua Trenord

2013-02-04 07.12.23

L’ultima volta che vidi il mio abbonamento

 

idee

Durante la giornata mi vengono in mente mille idee, mille cose di cui mi piacerebbe scrivere. Come salvare il mondo, come distruggerlo, come impiegare il tempo mentre sono seduto sulla tavoletta…

Purtroppo la maggior parte di queste me le scordo, in parte mi accorgo che poi non erano delle così grandi idee, il resto non sono abbastanza “complete ” da poterci scrivere un post.

È allora che ho avuto un’idea geniale: perché non scrivo un post sulle mie idee non sufficientemente complete da permettermi di scrivere un post??

Ad esempio oggi mentre il prof spiegava pensavo che se con gli studi che faccio, posso evitare certi lavori, non sono poi così male. Si parlava di allestimento ordini, in pratica all’ operatore arrivano scatole su un rullo, lui le riempie con i materiali richiesti, poi rimette la scatola sul rullo. Ecco i materiali sono presi da un grande scaffale con dei lumini rossi che si accendono accanto agli oggetti da posizionare nella scatola.

Immaginatevi la vita di questo signore, arriva nei centri di smistamento, e segue tutto il giorno lucine, a pranzo tramezzini freddi ed è già un miracolo se quando esce del lavoro non si ammazza! Figurati se ti sorride.

Infatti la gente non sorride, anche se tu sorridi loro. Eppure non tutti lavorano con le lucine. E poi realizzo: “sono uno dei pochi a non sapere che a Milano c’è una tassa sui sorrisi! Deve essere per forza così!” Hanno deciso di metterla subito dopo l’ Ecopass. E i Milanesi, rispettosi delle leggi, si guardano bene dal sorridere! è per questo che tutti a Milano sembrano (sono) tristi!

Giusto qualche giorno fa mi sono trovato nelle ore di punta in mezzo al traffico, mi sono guardato a destra e a sinistra e mi sono veramente spaventato: era in corso un invasione di zombie. A noi milanesi festaioli ci piace Halloween, travestiti tutti i giorni da zombie vaghiamo avanti e indietro per la città

Zombie in fissa sulla strada pensano agli smaronamenti, alle lucine che si accendono, e che non ce la fanno più così. Allora mi dico che questa gente non fa quello che gli piace, se no non sarebbe così.

Adesso la questione è grande, possibile che per vivere in società, per degli oggetti, per sostenere un figlio rinunciamo a fare quello che ci piace? Per un pò di sicurezza nell’età avanzata? Possibile che siamo così capaci di spegnere la scintilla di vita che ci accompagnava quando eravamo piccolini? Purtroppo vivere a Milano di passione (e sacrificio) è una vera sfida, dice una ragazza Argentina.

Voi ci riuscite?

Ps promesso che non vi tedierò più con la storia di Milano, scusatemi ma è un periodo che mi sta davvero stretta.

Psps per intenderci non mi riferivo a Zombie come questi (che io chiamo proattivi)

ma a Zombie come questi (passivi)

Astronomia + milano

Qualche giorno fa ho vissuto un momento speciale e lo scrivo qui, un po’ per ricordarmelo un po’ per condividerlo.

Ricollegandomi a questo discorso e a questo, ma non solo, mi è successa una cosa che mi ha fatto veramente sorridere. Al ritorno dall’Università, mentre mi dirigo verso il treno, chino la testa per passare sotto il solito albero, quello dove passo da tre anni e mezzo a questa parte cinque volte a settimana.

Quando sto per superare “l’ostacolo” sento la ragazza colombiana con la quale camminavo, che mi parla

ohhh ma che beloo

un attimo di pausa

sono nuove queste!

alzo la testa e la vedo accarezzare le foglie, che prima non avevo notato. E’ lì ferma, quasi per salutarle, poi le guardo bene da vicino: in effetti sono bellissime, di un verde vivace e profumato. E lei incantata a contemplare quei ricchi rami mentre io la osservo e mi godo il momento, un momento rarissimo.

Stiamo lì un paio di minuti, un paio di minuti che sono un eternità per questa Milano dove poco prima non faccio in tempo ad alzarmi finita la lezione che la classe è già svuotata.

Talvolta anche io, che pur mi ritengo attento a queste cose, cado in fallo, probabilmente per il contesto che mi circonda ed influenza. Ergo, ho deciso di dedicare del tempo ad osservare seriamente il cielo, ma chissenefrega penserete! E in effetti è vero, però se vorrete prendere spunto queste parole resteranno qui scritte, “internet è per sempre” dicono i più saggi.