significati nascosti di emigrare studiando una lingua difficile

Quando si pensa a un luogo lontano si pensa subito a stare lontano dalla propria famiglia e dai propri cari amici. Ma questa mancanza, sebbene rilevante è solo un aspetto del quadro totale, composto invece da piccole grandi cose con cui bisogna fare i conti ogni giorno.

Cosa significa veramente emigrare?

Innanzitutto significa stravolgere le proprie abitudini, potrebbe essere che da passare a vedere la televisione tutto il giorno vi rinunciate completamente per problemi di comprensione, oppure dover rinunciare ad un alimento che siete abituati a mangiare tutti i giorni per costo o rarità. Che anche i gesti più semplici, come salutare una persona dando due baci, diventino impraticabili o che gli smile che avete sempre scritto perdano di senso.

Significa rinunciare ad una comunicazione perfetta perché lingua è tradizione, centinaia di anni di storia e piccole mode che non si trovano sul vocabolario, ma solo nella testa della persone. Lo stesso background culturale permette un’immediata comprensione del contesto. Un divario immenso colmabile solo in parte vivendo per anni in un posto e facendo del vocabolario il vostro migliore amico di sempre, perché per imparare migliaia di parole ci vuole tempo.

Ci si può far prendere da nostalgia e solitudine per la mancanza dei propri affetti, dall’invidia che deriva dalla sensazione che tutti i locali conoscano perfettamente la cosa per cui state investendo tempo, energie e risorse finanziarie considerevoli. Spesso può significare fare affidamento solo su sé stessi perché non basta prendere la macchina o alzare il telefono in qualunque momento per avere una persona disposta ad aiutare. Può capitare di sentirsi diversi e alcune volte incompatibili, ma soprattutto di pensare: se avessi fatto una scelta diversa?

Detto in poche parole, emigrare così lontano è una scelta estremamente difficile perché richiede un buon livello di controllo.

D’altra parte la capacità di adattamento dell’Uomo inteso come spirito e corpo è sorprendente.

Quando si prende il controllo, ogni istante della giornata può essere un momento di felicità perché si sta imparando, non solo una lingua nuova, ma anche un nuovo modo di pensare. Un momento di confronto tra una cultura diversa e sé stessi per riflettere, essere in grado di vedere la meraviglia dove quelle stesse persone che padroneggiano la lingua, non sono in grado di vederla. Dal signore che fuma sulla scala del retro, lo scenario che si vede dalla cima di un tetto o il percorso in bicicletta per tornare a casa. Imparare a stupirsi e apprezzare ogni istante, sentirsi di nuovo bambini dopo tanto tempo.

Sentire il richiamo di casa con le piccole cose, dal profumo della moka la mattina alla canzoncina del tg in streaming. Realizzare il dono ricevuto della lingua italiana, romantica per eccellenza vicino al caliente spagnolo e al padre del romanzo storico tedesco. Figlia del latino, una chiave per accedere a discorsi di saggi e insegnamenti rari, che si adatta a diversi accenti e così vicino alle due lingue più parlate al mondo.

Si può cogliere bellezza e negatività delle proprie origini capendo cosa si può cambiare di sé stessi e cosa non si può cambiare. Ed è proprio capendo cosa non si può cambiare, tolto il superfluo, che ci si avvicina a rispondere alla domanda: “chi sono io adesso?”.

Da quando sono qui mi sono successe un sacco di cose incredibili, a cui non avrei mai potuto pensare neanche lontanamente… In quello che è diventato il raccoglitore delle esperienze più significative della vita.

E voi, non partireste?

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IMMAGINE: Kinkakuji a Kyoto

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vento

Oggi ho sentito qualcuno che mi chiamava.

Stavo uscendo dalla porta della biblioteca quando tutto ad un tratto il vento ha iniziato a parlare. Mi sono guardato bene intorno per controllare se ce l’avesse con qualcun altro, ma in realtà c’ero solo io nei dintorni.

Allora mi avvicino per sentire meglio cosa avesse da dirmi… non avevo mai notato che avesse una voce così piena e profonda. Di colui che ha viaggiato per terre sconosciute, conosciuto tesori nascosti e scoperto i segreti della vita.

E senza chiedere mi ha risucchiato nel passato, ai tramonti sull’Adriatico, al freddo di Helsinki e alle Isole del Giappone.

Perché vento è libero di partire e tornare, senza dover rendere conto a nessuno. Di infilarsi dolce dovunque. Si adatta ad ogni situazione, osserva lo scorrere del tempo e degli eventi rimanendo fiero e potente. All’occorrenza forte come roccia, veloce e tagliente a volte leggero come piuma.

E ripenso, mi sarebbe piaciuto essere vento.

Ma forse si può essere uomini, e somigliare a vento.

the_wind_rises_by_stephengarrett1019-d77h60uFONTI:
immagine (da vedere intera) http://stephengarrett1019.deviantart.com/art/The-Wind-Rises-435821502

Città sulla Luna o niente

Miei cari amici, quest’oggi vi vorrei parlare con grande entusiasmo della Luna e di un film in particolare.

Si chiama “Lunarcy”, è un film un pò di nicchia che ho avuto la fortuna di vedere al Parco Sempione una sera d’estate, quindi spero di essere il primo ad avere il piacere di parlarvene.

“Non devi essere alto per vedere la Luna”

La Luna è il nostro fiore all’occhiello, è il pianeta più vicino, il primo oggetto là fuori che si osserva ad occhio nudo e con il primo binocolo.

Fin dall’antichità ha ispirato paura in fase di Eclisse, mistero ad esempio con la sua associazione alla magia, credenze come quella dei nostri contadini che studiavano le fasi Lunari per la semina e letteratura tra i tanti l’ Orlando furioso e il suo senno.

Poi c’è stato quel periodo dove tutti parlavano della Luna, dove c’è stata tutta quell’attenzione mediatica, tra il disastro dell’Apollo 13, la conquista dell’Apollo 9 e i missili da Cape Canaveral.

Per quelli che non c’erano come me è comunque abbastanza facile accedere a queste tasselli della storia, tra registrazioni della Nasa, ricorrenze, scrittori e naturalmente Internet. Quante generazioni di geek, quanto sogni della gente comune ha ispirato la nostra Luna…

Tra quelli mi ricordo il mio professore di Astronomia del Liceo mi raccontava del suo stupore il giorno che tutto è avvenuto in diretta, i quel lontano, ma neanche così tanto a pensarci bene 20 Luglio del 1969. “Io ero solo un ragazzino, ma mi ricordo bene. Eravamo lì, su un altro pianeta, vi rendete conto?”.

E tutt’ora la Luna continua ad ispirare tantissimi prodotti, raccogliere citazioni, anime come “I fratelli nello spazio” o videogiochi, per l’appunto “The Moon”.

Tuttavia oggigiorno non si sente più parlare tanto di Luna, forse di Marte visto che è un tema più attuale e sotto i riflettori. Ma ogni tanto credo sia giusto ricordare cosa sia la Luna, a parte un ammasso di rocce che vola sopra le nostre teste, magari perché no, con un film la cui visione scorre piacevolmente.

Tra tutti i personaggi, eccentrici è un eufemismo, Dennis Hope un signore che vende proprietà sulla Luna dal 1980 convinto di aver ricevuto l’autorizzazione degli Stati Uniti, Peter Kokh una vecchio signore che per più di venticinque anni ha continuato a pubblicare un manifesto su questioni lunari, mi ha colpito in particolare il protagonista, Christopher Carson.

La Luna è un luogo ostile, non è abbastanza grande da trattenere un’atmosfera come la nostra, non c’è acqua e la temperatura passa da una centinaia di gradi sotto 0 e sopra lo 0. Nonostante questo il suo personaggio non è soddisfatto di vivere da questa parte dell’ Universo e indirizza ogni suo sforzo per trovare il modo di partire e condurre la sua vita dove nessuno ha mai fatto prima.

“Una casa non è il posto dove non si nasce, ma il posto dove si va.” Afferma convinto e cosa è questa frase, se non una manifestazione del concetto di libertà?

Se Christopher può sembrare un personaggio con qualche rotella fuori posto, è invece a mio parere una significativa, anche se un pò estrema, rappresentazione dell’Uomo e dei suoi desideri. Pensate alle nostre origini, quanti nomadi, quanti pionieri che hanno lasciato la propria casa in cerca di avventura, di nuovi mondi e di nuove frontiere. Si potrebbe quindi dire che abbiamo ereditato geneticamente questo spirito di intraprendenza. E sono convinto che risiede in ognuno di noi, solo che alcune volte viene soppresso o nascosto per i rischi che comporta fare scelte radicali, per limiti sociali e bisogno di maggiore sicurezza.

Alla realtà di fatti è più facile che il mondo finisca domani, piuttosto che Christofer riesca anche solo a mettere piede sulla Luna. Ma non è forse credere con tutto il suo spirito nella Luna che fa di quest’uomo un piccolo grande uomo? Non è forse inseguire i propri sogni senza limiti e colmi di speranza che fa della sua vita una vita che vale la pena di di vivere?

Tutto questo per ritrovare sé stessi in un posto familiare, confortevole e potersi sentire parte di qualcosa.

“Tutti noi abbiamo bisogno di un sogno. Mangiamo, beviamo e dormiamo. Se la nostra esistenza si dovesse limitare a questo, sarebbe non poco superficiale.”

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FONTI:
immagine: http://4.bp.blogspot.com/-CuZARHIQQ00/UBhW02UF4FI/AAAAAAAADh8/y3ZuhFO93Mg/s1600/lunarcy_02.jpg
film in streaming in inglese: http://fastvideo.in/be4n6c0bdot3

Passi importanti

Ed è alle due di notte, al buio, in un ostello della periferia di Tokyo, tra i dolci versi della ragazza che sta facendo l’amore nell’altra stanza, e il russare del finlandese eremita che dorme nel letto affianco al mio, che mi è venuta l’ispirazione per buttare giù due righe.

E sono due righe gioiose, come il sentimento che domina le mie giornate. Quello che sono diventato in questi anni, la mia personalità, i valori impressi nello spirito formati dalle parole scritte su lunghi tomi o pronunciate dai miei parenti, dai cartoni e videogiochi della mia infanzia, i ricordi messi assieme mi hanno portato a intraprendere questo viaggio…

Questa scelta non è stata per nulla facile in questo periodo successivo alla Laurea, contando la mia cultura di origine e che molte persone, la cui opinione è importante, mi hanno sconsigliato di partire.

Ma il Giappone è un paese incredibile.

Raramente mi sono trovato così in difficoltà nell’esprimere un’idea, perché l’idea del Giappone è piena di sfumature e di opposti. E’ un paese che affianca tradizione e ritualità a tecnologia e consumismo con un incredibile precisione. E potrei scrivere pagine e pagine su questo Paese assurdo, ma alla fine concluderei solamente dicendo “dovete venire per vedere”.

Ma quello che più fa del Giappone un popolo incredibile, sono i Giapponesi. Mi hanno accolto con un’ospitalità che non mi sarei mai aspettato, invitato alle loro tavole, guidato per posti già visti, fatto provare loro vestiti cerimoniali e non hanno voluto niente in cambio. Questo comportamento non è frequente, ma io credo che questo popolo sia veramente speciale, solo che la parte migliore sia più nascosta.

Conclusione, sto vivendo un periodo molto intenso, e su tutte le cose, sono riuscito a chiudere due tasselli molto importanti del passato.

Uno si tratta di una carta dei Pokemon che persi moltissimo tempo fa e da quel giorno cercata in moltissimi negozi senza successo. L’ho comprata qui a 80 centesimi con estrema facilità. Certo, è l’unica carta che ho in Giapponese, ma questo la rende ancora più speciale.

L’altro si trova qualche post più indietro.

Mi appunto un paio di conclusioni per non dimenticare, se volete leggerle sono qui sotto.

1 Per quanto delusioni si possano trovare da un rapporto, un lavoro, dalla vita ci sono altre mille potenziali soddisfazioni da cogliere. Forse sono dietro l’angolo, magari a quindici ore di aero, ma sono lì (la potenza di questa affermazione è grande!).

2 Il cuore spesso è occupato a pompare il sangue, ma se sta parlando e dice qualcosa. Non fare finta niente, ma ascoltare! Tra tutti le persone al mondo, il cuore è l’unico che può dare consigli precisi su come condurre la propria vita. Chi si accontenta gode è vero in parte, bisogna combattere per essere felici.

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genitori e figli

Genitori e figli (in Italia, specifico perché le culture sono così diverse, talvolta affascinanti e talvolta non proprio) .

ahhh che argomento caro, soprattutto ai figli unici! In Cina c’è una legge per controllare le nascite, mentre qui dovrebbe esistere una per proibire UN unicogenito a DUE genitori.

Questo argomento è mooolto delicato e ha mille sfaccettature. Dichiariamo due genitori “a” e “b”, seri e presenti che cercano di fare bene e uno/due figli “c” e “d”.

Credo che la faccenda funzioni così. Tralasciando tutto il primo processo di educazione di un figlio quindi passati anni di esperienze, di rimproveri e di “tentare di migliorarsi avendo ogni tanto successo” c’è un giorno che “c” si accorge di essere mediamente “maturo” su tante cose. Certo, c’è sempre da crescere e da imparare, ma da quel giorno i genitori dovrebbero diventare qualcosa di diverso. Sempre educatori, ma più interessati occasionalmente consiglieri che consiglieri insistenti, diciamo “a” primo e “b” primo.

Quando arriva quel giorno? Bhè non c’è nessuno regola scritta, non è la prima laurea, la seconda, il primo dente definitivo, il lavoro o la casa da soli. Questo perché è un percorso che l’individuo compie in parallelo a questi momenti. Avere una buona laurea, nei tempi, una ragazza che piace a loro, tanti bei nipotini è il sogno di molti dei genitori. MA i sogni dei propri figli sono un’altra cosa, se veramente “a” e “b” vogliono fare i Genitori, non dovrebbero impiantare lavoro, compagna e numero di figli e schiacciare un tastino, perché “c” non è una macchina, ma dovrebbero preoccuparsi di scoprire aspirazioni, desideri e sentimenti per poi accompagnarli nel loro cammino.

Se in verità non è così, se pensate che un genitore debba “sempre fare il suo lavoro” tenendo la bici in equilibrio e siete per questa vecchia definizione, allora “c” e “d” mi rivolgo a voi, indossate la vostra armatura d’argento, impugnate la vostra lancia e scagliatevi contro il “concetto” in sè di genitore, come farebbe il coraggioso Don Chisciotte.

Mi piace citare “Into The Wild”, un racconto che ben rappresenta questa posizione.

Questo è a mio parere uno dei pezzi significativi:

Billie McCandless: Your father and I, we want to make a present to you.

Walt McCandless: We want to get you out of that junker.

Christopher McCandless: What junker?

Billie McCandless: [points at Chris’ car] That.

Walt McCandless: We want to buy you a new car.

Billie McCandless: That’s right.

Christopher McCandless: A new car?

Billie McCandless: Mmmhmm.

Christopher McCandless: Why would I want a new car? Datsun runs great. Do you think I want some fancy boat? Are you worried what the neighbors might think?

Billie McCandless: Well, we weren’t gonna get you a brand new Cadillac, Chris. We just want to get you a nice new car that’s safe to drive. And you never know when that thing out there just might blow up.

Christopher McCandless: Blow up! Blow up? Are you guys crazy? It’s a great car. I don’t need a new car. I don’t want a new car. I don’t want anything.

I genitori comprano al figlio -protagonista del racconto- un macchina, convinti di fare il suo bene, e per far questo cedono la sua vecchia Datsun. Ma il figlio adora quella macchina, e non avrebbe mai voluto cambiarla.

“A” e “b” pensano sempre al bene dei loro figli, ma non funziona sempre così, perché facendo una cosa che è meglio secondo loro, non significa che sia il bene!.

Quindi nella pratica quella trasformazione, se avviene, non avviene quasi mai al momento giusto. Per “a” e “b” probabilmente “c” è sempre quel piccolo bambino. “Hai mangiato?” “Mi raccomando fai questo…” “Vai a letto presto..” “Stasera esci??! Ancora?..”

Quando ancora c’è quella raccomandazione, diventa di troppo e suona come mancanza di competenze necessarie per decidere, sappiamo noi cosa è meglio per te e come tu devi raggiungerlo.

Per ogni individuo a…z la libertà dovrebbe fondamentale. Come ogni tanto è fondamentale sentirsi competenti.

Quindi anche se i compromessi non sono mai facili da raggiungere, sono spesso molto più centrati degli opposti, miei cari “c” e “d” certo c’è bisogno di educazione, non come dicevano i Pink Floyd, ma come cantano i Beastie Boys, fight for your right to party, bisogna combattere per i propri diritti, dal sacrosanto cazzeggio, al coltivare la propria mente di interessi, quei diritti che a “a” e “b” sembrano spesso così secondari, perché troppo impegnati a pensare a i loro sogni per i propri figli.

Quindi sebbene possiate obiettare, “guarda mio padre..” oppure “anche io la pensavo così ma poi..” io mi farò carico di avvisare più “c” e “d” possibili (dai miei lettori direi tre o quattro, me compreso), preparando la giusta precauzione: lascerò queste scripta manent, così che potrete sempre ricordarvi di compiere quel passo importante.

Parents_stamp_by_SmashBrosChao

FONTI:

http://smashbroschao.deviantart.com/art/Parents-stamp-123424430

Ps l’articolo è stato modificato dopo la prima pubblicazione. Mi sono basato su più esperienze e ho cercato di generalizzarle il più possibile, purtroppo non ho considerato che chi legge avrebbe potuto trarre delle conclusioni diverse da quelle sperate. Questo articolo si riferisce anche a me, nelle misure che conosco, con questo non voglio sminuire gli sforzi di nessun genitore, tanto meno non riconoscerne i meriti.

grazie

Uooooooooooooooooooooooooooo

Oggi ho fatto una lezione incredibile con il mio maestro di ballo che non mi smetterà mai di stupire.

è fantastico che ci siano persone, che magari non hanno una laurea, ma dimostrano una grandezza infinita, vi rendete conto???

Sono fra noi.

Per calmarmi ho dovuto farmi di corsa tutta la strada per arrivare a casa, e ho ancora lo spirito a mille e il ritmo che mi ribolle nel sangue.

Massimo rispetto per il mio maestro Byron che è un pozzo di cultura e di storia senza confini, per come riesce a creare la magia dell’ Hip Hop.

L’Hip Hop è una grandissima scuola di vita, prendete l’etica dello sport, la unite ad un arte, e poi ci mettete ingredienti come il rispetto, la competizione e la condivisione.

Grazie a chi è venuto a prima di me e ha creato questo mondo da più di 60 anni, che ogni giorno mi insegna e mi ricorda di vivere la vita a mille.

Siamo fra voi, open your eyesss

ps FUNKIN STYLES 2012 stiamo arrivando!