cosa è veramente il lavoro?

Cosa è il lavoro?

“occupazione specifica che prevede una retribuzione ed è fonte di sostentamento; esercizio di un mestiere o di una professione” per il dizionario del Corriere.

Ecco, io non l’ho ancora capito. Ma sicuramente non si avvicina minimamente a quello che penso.

Con il lavoro non c’è un diavolo di tempo per fare niente, e anche quando ce né, bisogna fare tutti i mestieri di casa (sentaku, meshi etc.) e anche quando avanza qualcosa si è esausti per fare qualunque cosa di produttivo a parte vegetare davanti alla schermo di un computer o di una televisione.

Ecco, questa è più simile alla la definizione di Lavoro.. Me lo avevano accennato, ma non ci avevo creduto.

Quando mi svegliavo presto per studiare Giapponese, studiare Giapponese fino al pranzo che si divide in pranzo solamente o pranzo mentre studio Giapponese, andare a scuola di Giapponese, “lavorare” part time per pagare i soldi per studiare Giapponese: tutto a sommato avevo più tempo di adesso.

Almeno il lavoro che faccio mi piace come avevo promesso qui. Si avvicina ancora molto al “lavoro” dello studente, comprese gite dove provo i prodotti dell’azienda (ad esempio gareggiando sui go cart e finendo per derapare), corsi sul disegno tecnico, matlab, problem solving, che alla fine sfociano in grandi lavori di gruppo. Solo che si viene pagati

E venire pagati con stipendio fisso ha un grande svantaggio: rischiare di entrare in una zona confort. Ed entrare in una zona confort è pericolosissimo, si finisce per non fare progressi nella propria vita, per fare il minimo indispensabile se una cosa non piace, per arrendersi allo stato delle cose.

E invece ho bisogno di rivoluzionare questo ritmo, di riprendere a raccontarvi storie, di ballare con tutto me stesso, di trasportarmi nel mondo dei videogiochi, di inventare storie con la mia immaginazione.

E ho bisogno di ricordarmi di queste cose, perché lavorare è come un circolo vizioso da dove si rischia di non poter uscire, e il lavoro è come una sanguisuga che ti succhia ogni goccia di energia, un aspirapolvere magico che aspira tempo.

Lavoro è un ragazzo che ti corrompe con tanti bei doni, ma in cambio ti vuole tutto per sé.

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FONTI:

definizione: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/L/lavoro.shtml

immagine: http://b1nd1.deviantart.com/art/Field-Work-207469805

 

 

 

solo in Giappone

Vorrei celebrare il mio primo compleanno in Giappone, scrivendo questo articolo.

Avrei voluto smetterla di scrivere di questo postaccio, ma sì, ci sono altre mille cose da raccontare in realtà. Ma non ci riesco.

Perché questo posto è veramente incredibile e più passa il tempo, più ne riesco ad assaporare le sfumature e a comprenderne gli intrecci e più mi sento ignorante. E questo sentirmi ignorante, a cui non attribuisco un significato negativo, significa per me tornare ad essere bambino. Non sono di certo un uomo vissuto, ma la condizione in cui mi trovo, in questo paese, mi racchiude spesso in questa dimensione, spettatore incredulo di una realtà parallela, bramoso di imparare da tutto e da tutti.

Frequentare una scuola di Giapponese significa ritornare a scuola con tutto quello che ne consegue, compagni di classe, verifiche, e perfino gite. Chi si sarebbe mai aspettato che le gite sarebbero continuate? E io che pensavo che quella in Sicilia in quinta Liceo sarebbe stata l’ultima…

E invece tu, maledetto Giappone, a smentirmi come sempre. Sei riuscito a mettermi un foglio con le istruzione sul pranzo al sacco, in coda ad una fila di compagni guidati da una Maestra.

Nel frattempo, mi sento più adulto che mai. A 10000km da casa, con il mio primo lavoro part-time o in giacca e cravatta in giro per aziende, a cercare di mettere a frutto anni e anni di impegno.

Avevo già parlato del fanciullino di Pascoli qui, che guarda al mondo con gli occhi di colui che scopre le cose per la prima volta, si stupisce e si emoziona, vive come bambino. Nel contempo da adulto, lasciandosi trasportare nell’ abisso della verità, conosce l’espressione del mistero e dell’essere, l’essenza delle cose, mettendo sullo stesso piano reale e irreale.

Bhè, qui questi due aspetti convivono di per sé, infatti questo posto anche se segnato sulla cartina, è solo un grosso fumetto! Finalmente l’ho capito. Riprendendo il discorso che invece avevo fatto qui, bhé non sono più tanto sicuro che ci sia un vostro “Giappone” al di fuori del Giappone.

La conclusione di questo post, per voi occidentali che cercate sempre di razionalizzare, non c’è! A parte che parlo del Giappone come se fosse la mia donna (il che un pò mi preoccupa) e che siete cattivi perché non venite a trovarmi, non ne vedo altre!

Miei cari amici, oggi ho parlato solo di me e spero che me lo concediate, d’altronde é il mio compleanno, in Giappone!

Wow, tanti Auguri a me e avanti tutta, vento in poppa.

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Naturalmente auguri anche a voi, per il vostro non compleanno. E spero che ve la stiate passando bene.

FONTI:

foto scattata personalmente al Museum of Housing and Living in Osaka. Vi consiglio di visitarlo se siete di strada.

La mia portinaia

Miei cari amici, oggi vi vorrei parlare di un elemento chiave nella società del giorno d’oggi, sia per me, sia per molti altri altri condomini, la mia portinaia.

Innanzi tutto qualche cenno storico. Dovete sapere che, in un tempo molto lontano, non si sentiva il bisogno di creare questa figura. I nostri ignari antenati non si rendevano conto dell’importanza, dato che si limitavano a scoprire le cosuccie da niente, come il fuoco e la ruota. D’altronde li capisco, all’inizio si era tutti un pò nomadi, ed una portinaia non avrebbe avuto modo di ambientarsi.

In realtà la prima proto-portinaia nasce nel XVIII secolo da quei geniacci degli Illuministi. Poco dopo hanno inventato i cancelli automatici, e nonostante questo ruolo fosse inutile, un pò per pigrizia, un pò per indifferenza, si è tramandato fino a giorni nostri. La grande svolta è avvenuta alla fine del XX secolo, quando qualcuno ha deciso di spedire un pacco tramite Internet.

Bhè, da quel giorno in poi la storia la conoscete.

Lei è il mio angelo custode. Colei che ammicca ogni volta al postino con i pacchi, li accompagna al calduccio e ben lontano dai malintenzionati e me li consegna dolcemente “Firma qui”.

Generalmente posso affermare di poter dire ciò che penso, con più o meno diplomazia a seconda di chi ho davanti, a parte in questo caso.

Il potere che ha su di me è fortissimo, tanto è vero che potrei definire quelle poche occasioni di relazionarci come un rapporto simile a quello che c’è tra un Faraone ed un servo, dove il servo sono io, naturalmente.

Tuttavia tra me e lei è molto più complicato di così, esiste una relazione di amore-odio che tutt’ora fatico a spiegarmi.

Da una parte mi infastidisco nel vedere quando chiude qualche minuto prima, quando non è puntuale la mattina e quando mette quel cartello “torno subito”.

Dall’altra sono sempre attento a lusingarla con commenti del tipo:

  • Come sei raggiante questa mattina!!
  • Come sta il tuo dolce cagnolino?
  • Grazie per la tua gentilezza infinita!

Tanto che sto iniziando a crederci.

Io penso che portinaia si nasca, non si diventi. Innanzi tutto devi avere un nome da portinaia, vanno bene tutti i nome che finiscono con un diminutivo.

Poi devi voler che il tuo lavoro stia a meno di quindici passi dal tuo loft, se no non va bene.

Poi non devi aver nessuna voglia di lavorare.

A parte gli scherzi penso di provare una certa ammirazione per questa persona, non per i suoi anni sulle spalle, o il suo cane insulso, o il balcone sempre in bella vista. E non credo sia neanche perché mi autoconvinco dei complimenti che le faccio.

Probabilmente è che non mi sarei mai potuto immaginare una portinaia diversa

Giuse, Giuse, quante ne abbiamo passate io e te! I nostri incontri di nascosto alla Lidl, quando mi hai fatto sparire quella maglietta per punirmi, quando sono venuto a citofonarti e hai mandato tua figlia a dire che non eri in casa.

E poi che numeri che hai fatto, quando hai intercettato quel pacco che doveva arrivare a nome della mia ragazza, quando tutti ti davano per sconfitta “l’avrà rispedito indietro” mi dicevano, oppure “io non ci spererei se fossi in te”.

E invece tu no, tu no Giuse, sei uscita allo scoperto dalla tua cupola di vetro e hai detto QUESTO E’ MIO, LASCIATELO QUI cacciando quegli sciacalli di Bartolini.

Forse è proprio tutta quella tua umanità che mi ha portato a volerti bene.

Un poco mi rattrista, sapere che a breve le nostre si divideranno, dopo tutti questi anni.

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Ps so bene che una porta blindata da interni liscia non ha nessun senso in questo post (mi rifiuto di citare la fonte), purtroppo non mi venivano altre idee.

Betty

Premessa, non sono solito essere sdolcinato e non voglio di certo iniziare da oggi!

In ogni caso vorrei fare, anche se non ho il pubblico di Obama, una piccola dedica alla mia lady.

La mia ragazza è la mia metà oramai da più di due anni, abbiamo passato dei bellissimi momenti insieme, e lei è sicuramente una delle mie più grande fonti di felicità.

Se solo ripenso a questi due anni, quante ne abbiamo passate! Mi sembra trascorsa una vita da quando la conosco.

Questo è un periodo molto delicato per entrambi, sono gli ultimi esami che porteranno al voto di Laurea e trovare la concentrazione giusta è fondamentale per il nostro futuro.

Inoltre si avvicina un ostacolo da superare, a Marzo partirò per tesi per la Finlandia, starò via un quattro mesi. Sebbene chiunque possa obiettare che i mesi non sono tanti e che una volta si stava via molto di più, che ci sono mezzi molto potenti per sentirsi, che è per il futuro di entrambi e che dovrebbe essere qualcosa di solo positivo, la regola è una, che al cuor non si comanda. Al massimo lo si aiuta e lo si direziona.

Inevitabilmente saranno mesi difficili, perché anche se lascio il cuore qui a Milano, nessuna parola può esprimere la passione di un bacio o il calore di un abbraccio o l’intesa di afferrarsi le mani a vicenda.

Nonostante questo vorrei ricordarti, che ci aspetta una svolta, proprio girato l’angolo, finito questo periodo sarà tutto diverso. Si aprirà un nuovo capitolo della nostra vita, da scrivere insieme. Hai presente? Quello che aspettiamo da due anni, poterci dare la buonanotte di fianco e non essere costretti a salutarci il weekend.

E sarà fatto di indipendenza, di serenità, di sicurezza nel tornare a casa e trovare sempre qualcuno disposto ad ascoltare.

Nonostante io voglia esplorare questo mondo, voglio te al mio fianco. Ci aspettano ancora momenti per stringerci forte forte, balli preparati su Hercules, o balli improvvisati, quando il fumo esce dai tombini come nei film e le note di Alicia Keys guidano i nostri passi e le nostre emozioni.

Poi colazioni in giro per l’Italia, risate che non si riescono a fermare, litigi perché ci teniamo, attimi di silenzio, ma poi ancora momenti per riflettere davanti a frammenti di storia, occasioni per mischiare patatine con spinaci, aperitivi alla Terrazza tra un pezzo di arrosto al cioccolato ed un sogno, confidenze davanti a una birra alla mela ed un bicchiere di spumante.

Tutto questo con l’aggiunta di litigi insensati per il divano da scegliere, tantissimi posti da scoprire insieme, e una marea di carezze che mi dovrai ancora fare.

Spero.

Non sai quanto io sia orgoglioso di te.

Ti amo.

2012-02-14 18.51.19

vacanza

“Vacanza”.

Ma esattamente, cosa significa questa parola?

Cerco su Wikipedia, non esiste. Ma come? Esiste solo la parola “Ferie”

“Le ferie (o vacanze) sono le giornate di astensione dal lavoro.”

Che ansia. Sebbene il significato sia corretto, nella parola “vacanza”, o meglio “ferie”, ci deve essere dentro la parola “lavoro”: ma allora che vacanza è?

Qualche anno fa, mi ricordavo che esisteva una parola, chiamata “estate”, appena ci pensavo mi ribolliva il sangue, un sentimento di libertà mi pervadeva tutto il corpo dalla mente alla punta delle dita. Era come bere un bicchiere di Sprite dopo una corsa nel deserto.

Con l’Università la parola “estate” ha perso completamente il suo significato. In fatti non c’è stato mai un anno che non ho avuto esami a Settembre (ahimè) e quando arrivava (leggermente prima di Agosto) passava quasi indifferente.

E’ passato così tanto tempo dall’ultima volta (Dicembre un respiro che non definirei vacanza) che neanche me ne ricordo il significato.

Adesso, che sono in vacanza, che faccio? Mi sento come un astronauta, che, dopo sei mesi nella Stazione Spaziale Internazionale, torna sulla Terra. O come  un carcerato che viene riabilitato dopo dieci anni di reclusione, secondo voi potrà  andare in giro come se niente fosse? Potrà abituarsi subito all’idea? Anche andare in vacanza è una cosa che si deve imparare, non è così banale e di sicuro ci vuole un pò di tempo.

Rispetto al trienno, non ho avuto neanche la settimana di respiro, e scusatemi se è poco, tra la fine delle prove in itinere e l’inzio delle lezioni successive, non solo, ma ho dovuto recuperare le lezioni che avevo saltato per dare gli esami che è veramente il colmo per lo studente. Ed è quella settimana che mi ha fatto accendere una lampadina: Ho realizzato adesso che i miei momenti di “divertimento puro” sono diventati sempre meno, per trasformarsi occasionalmente “astensione dallo studio”. è giusto così?

è giusto che la qualità e la quantità delle mie vacanze sono inversamente proporzionali alla mia età? O meglio, avrò la mia bella pensione ed il tempo libero quando meno ne avrò bisogno.

Cioè, se continuo su questa strada, diventerò una macchina da lavoro, un lavoro dalle sembianze di un uomo, che anche quando non lavora, pensa al lavoro.

Magari uno di questi giorni di vacanza mi metterò a scrivere il significato di “vacanza”, su un foglietto di carta, che rinchiuderò in una capsula e che seppellirò per le civiltà future.

Per ora, non mi resta che studiare.

Non fraintendetemi, in questo articolo c’è sia felicità che un pizzico di tristezza. Questo è quello che è successo a quel carcerato di cui vi parlavo, la scena è tratta dal film “Le ali della Libertà” che vi consiglio assolutamente di vedere, se ancora non l’avete fatto.

Qui di sotto, vi lascio due citazioni, sulle quali poter riflettere, se vorrete.

“Certe volte però ero triste pensando che Andy se ne era andato, ma alcuni uccelli non sono fatti per la gabbia, questa è la verità, sono nati liberi e liberi devono essere e quando volano via ti si riempie il cuore di gioia perché sai che nessuno avrebbe dovuto rinchiuderli”

“Io dico che queste mura sono strane: prima le odii, poi ci fai l’abitudine, e se passa abbastanza tempo non riesci più a farne a meno: sei istituzionalizzato… È la tua vita che vogliono, ed è la tua vita che si prendono. La parte che conta almeno.”

Fonti:
Video: http://www.youtube.com/watch?v=5AoVrIlXj5U
Significato: http://it.wikipedia.org/wiki/Ferie
Frasi: Le Ali della Libertà

idee

Durante la giornata mi vengono in mente mille idee, mille cose di cui mi piacerebbe scrivere. Come salvare il mondo, come distruggerlo, come impiegare il tempo mentre sono seduto sulla tavoletta…

Purtroppo la maggior parte di queste me le scordo, in parte mi accorgo che poi non erano delle così grandi idee, il resto non sono abbastanza “complete ” da poterci scrivere un post.

È allora che ho avuto un’idea geniale: perché non scrivo un post sulle mie idee non sufficientemente complete da permettermi di scrivere un post??

Ad esempio oggi mentre il prof spiegava pensavo che se con gli studi che faccio, posso evitare certi lavori, non sono poi così male. Si parlava di allestimento ordini, in pratica all’ operatore arrivano scatole su un rullo, lui le riempie con i materiali richiesti, poi rimette la scatola sul rullo. Ecco i materiali sono presi da un grande scaffale con dei lumini rossi che si accendono accanto agli oggetti da posizionare nella scatola.

Immaginatevi la vita di questo signore, arriva nei centri di smistamento, e segue tutto il giorno lucine, a pranzo tramezzini freddi ed è già un miracolo se quando esce del lavoro non si ammazza! Figurati se ti sorride.

Infatti la gente non sorride, anche se tu sorridi loro. Eppure non tutti lavorano con le lucine. E poi realizzo: “sono uno dei pochi a non sapere che a Milano c’è una tassa sui sorrisi! Deve essere per forza così!” Hanno deciso di metterla subito dopo l’ Ecopass. E i Milanesi, rispettosi delle leggi, si guardano bene dal sorridere! è per questo che tutti a Milano sembrano (sono) tristi!

Giusto qualche giorno fa mi sono trovato nelle ore di punta in mezzo al traffico, mi sono guardato a destra e a sinistra e mi sono veramente spaventato: era in corso un invasione di zombie. A noi milanesi festaioli ci piace Halloween, travestiti tutti i giorni da zombie vaghiamo avanti e indietro per la città

Zombie in fissa sulla strada pensano agli smaronamenti, alle lucine che si accendono, e che non ce la fanno più così. Allora mi dico che questa gente non fa quello che gli piace, se no non sarebbe così.

Adesso la questione è grande, possibile che per vivere in società, per degli oggetti, per sostenere un figlio rinunciamo a fare quello che ci piace? Per un pò di sicurezza nell’età avanzata? Possibile che siamo così capaci di spegnere la scintilla di vita che ci accompagnava quando eravamo piccolini? Purtroppo vivere a Milano di passione (e sacrificio) è una vera sfida, dice una ragazza Argentina.

Voi ci riuscite?

Ps promesso che non vi tedierò più con la storia di Milano, scusatemi ma è un periodo che mi sta davvero stretta.

Psps per intenderci non mi riferivo a Zombie come questi (che io chiamo proattivi)

ma a Zombie come questi (passivi)