genitori e figli

Genitori e figli (in Italia, specifico perché le culture sono così diverse, talvolta affascinanti e talvolta non proprio) .

ahhh che argomento caro, soprattutto ai figli unici! In Cina c’è una legge per controllare le nascite, mentre qui dovrebbe esistere una per proibire UN unicogenito a DUE genitori.

Questo argomento è mooolto delicato e ha mille sfaccettature. Dichiariamo due genitori “a” e “b”, seri e presenti che cercano di fare bene e uno/due figli “c” e “d”.

Credo che la faccenda funzioni così. Tralasciando tutto il primo processo di educazione di un figlio quindi passati anni di esperienze, di rimproveri e di “tentare di migliorarsi avendo ogni tanto successo” c’è un giorno che “c” si accorge di essere mediamente “maturo” su tante cose. Certo, c’è sempre da crescere e da imparare, ma da quel giorno i genitori dovrebbero diventare qualcosa di diverso. Sempre educatori, ma più interessati occasionalmente consiglieri che consiglieri insistenti, diciamo “a” primo e “b” primo.

Quando arriva quel giorno? Bhè non c’è nessuno regola scritta, non è la prima laurea, la seconda, il primo dente definitivo, il lavoro o la casa da soli. Questo perché è un percorso che l’individuo compie in parallelo a questi momenti. Avere una buona laurea, nei tempi, una ragazza che piace a loro, tanti bei nipotini è il sogno di molti dei genitori. MA i sogni dei propri figli sono un’altra cosa, se veramente “a” e “b” vogliono fare i Genitori, non dovrebbero impiantare lavoro, compagna e numero di figli e schiacciare un tastino, perché “c” non è una macchina, ma dovrebbero preoccuparsi di scoprire aspirazioni, desideri e sentimenti per poi accompagnarli nel loro cammino.

Se in verità non è così, se pensate che un genitore debba “sempre fare il suo lavoro” tenendo la bici in equilibrio e siete per questa vecchia definizione, allora “c” e “d” mi rivolgo a voi, indossate la vostra armatura d’argento, impugnate la vostra lancia e scagliatevi contro il “concetto” in sè di genitore, come farebbe il coraggioso Don Chisciotte.

Mi piace citare “Into The Wild”, un racconto che ben rappresenta questa posizione.

Questo è a mio parere uno dei pezzi significativi:

Billie McCandless: Your father and I, we want to make a present to you.

Walt McCandless: We want to get you out of that junker.

Christopher McCandless: What junker?

Billie McCandless: [points at Chris’ car] That.

Walt McCandless: We want to buy you a new car.

Billie McCandless: That’s right.

Christopher McCandless: A new car?

Billie McCandless: Mmmhmm.

Christopher McCandless: Why would I want a new car? Datsun runs great. Do you think I want some fancy boat? Are you worried what the neighbors might think?

Billie McCandless: Well, we weren’t gonna get you a brand new Cadillac, Chris. We just want to get you a nice new car that’s safe to drive. And you never know when that thing out there just might blow up.

Christopher McCandless: Blow up! Blow up? Are you guys crazy? It’s a great car. I don’t need a new car. I don’t want a new car. I don’t want anything.

I genitori comprano al figlio -protagonista del racconto- un macchina, convinti di fare il suo bene, e per far questo cedono la sua vecchia Datsun. Ma il figlio adora quella macchina, e non avrebbe mai voluto cambiarla.

“A” e “b” pensano sempre al bene dei loro figli, ma non funziona sempre così, perché facendo una cosa che è meglio secondo loro, non significa che sia il bene!.

Quindi nella pratica quella trasformazione, se avviene, non avviene quasi mai al momento giusto. Per “a” e “b” probabilmente “c” è sempre quel piccolo bambino. “Hai mangiato?” “Mi raccomando fai questo…” “Vai a letto presto..” “Stasera esci??! Ancora?..”

Quando ancora c’è quella raccomandazione, diventa di troppo e suona come mancanza di competenze necessarie per decidere, sappiamo noi cosa è meglio per te e come tu devi raggiungerlo.

Per ogni individuo a…z la libertà dovrebbe fondamentale. Come ogni tanto è fondamentale sentirsi competenti.

Quindi anche se i compromessi non sono mai facili da raggiungere, sono spesso molto più centrati degli opposti, miei cari “c” e “d” certo c’è bisogno di educazione, non come dicevano i Pink Floyd, ma come cantano i Beastie Boys, fight for your right to party, bisogna combattere per i propri diritti, dal sacrosanto cazzeggio, al coltivare la propria mente di interessi, quei diritti che a “a” e “b” sembrano spesso così secondari, perché troppo impegnati a pensare a i loro sogni per i propri figli.

Quindi sebbene possiate obiettare, “guarda mio padre..” oppure “anche io la pensavo così ma poi..” io mi farò carico di avvisare più “c” e “d” possibili (dai miei lettori direi tre o quattro, me compreso), preparando la giusta precauzione: lascerò queste scripta manent, così che potrete sempre ricordarvi di compiere quel passo importante.

Parents_stamp_by_SmashBrosChao

FONTI:

http://smashbroschao.deviantart.com/art/Parents-stamp-123424430

Ps l’articolo è stato modificato dopo la prima pubblicazione. Mi sono basato su più esperienze e ho cercato di generalizzarle il più possibile, purtroppo non ho considerato che chi legge avrebbe potuto trarre delle conclusioni diverse da quelle sperate. Questo articolo si riferisce anche a me, nelle misure che conosco, con questo non voglio sminuire gli sforzi di nessun genitore, tanto meno non riconoscerne i meriti.

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