importanti cambiamenti

E’ trascorso più di un mese da quando non torno qui. E’ stato più di un mese pieno di avvenimenti che hanno portato a grossi cambiamenti.

Sono passato dall’essere studente in una grossa città all’essere un impiegato in un posto relativamente sperduto. Da un certo punto di vista, ho rispettato le promesse che avevo fatto a voi, miei cari amici, e a me stesso.

Eppure sta a pochi articoli di distanza la storia che vi raccontai sui fiori di ciliegio, eppure un’altro anno è volato.

E questi sakura sono stati molto diversi, un poco più solitari, fugaci, per di più sbocciati con una pessima tempistica. Quando ho tentato di scovarli, bramandoli, non c’erano; quando poi mi sono presentato di corsa, col fiatone, erano già andati. Come se tutto fosse accaduto in un battito d’ali, e mi sono sentito ignaro ed impotente. Ed estremamente triste.

Perché anche una persona a cui avevo dato appuntamento, come sakura se ne è andata. Un persona che mi accolto come un figlio donandomi un amore inestimabile, costante, impeccabile. E non lo dico perché è la mia nonna, o perché non c’è più. Ma perché non ho mai avuto un ombra di dubbio al riguardo.

Alla fine ho scelto di allontanarmi, ma dal momento che sono arrivato in Giappone, è sempre stata il mio più grande rimorso.

Da una parte sono contento che sia andata così. D’altra parte mi sento come se una grossa parte di me se ne sia andata con lei: un grande vuoto che solo il tempo può alleviare, ma che nessuno potrà mai colmare.

Come sakura se ne è andata la più accanita lettrice di questo blog. Quante volte hai ascoltato le mie parole, quante volte sei passata qui. Questa storia è dedicata a te, mia cara nonnina.

 

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vivere fa ancora paura

Da un giorno all’altro è arrivato l’Autunno qui in Giappone, prima si è fatto sentire con un freddo inaspettato. Ma quello era solo un avvertimento, perché poi è arrivato il vero Autunno, quello che si respira tra i vicoli che trama di nascosto per prepare la strada all’Inverno.

Allora, come è l’Autunno per voi? Riuscite a percepirlo mentre camminate o è solo uno sconosciuto come tanti?

A volte mi sento sommerso da un asetticismo generale al quale rimango inerme e senza piani di riserva. Non saprei dire da quando è iniziato, ma direi qualche tempo prima del Giappone. Guardo la gente negli occhi, e talvolta mi sembra di leggere solo vuoto e etichette. Ci sono tante persone che hanno perso la speranza nel prossimo, nel fare qualcosa che piace, e che vanno avanti per inerzia*. E talvolta mi ritrovo a non poterli biasimare, senza fiducia nel prossimo, si può essere in grado di non tradirlo?

E sapete cosa mi fa più paura di vivere in un mondo fatto di gente così? Ancora più di essere solo? diventare una persona così. E purtroppo a volte ho la sensazione che questo mondo stia cercando di assorbirmi, come se avesse instillato un seme che cresce implacabile giorno per giorno.

A volte mi sembra di essere intrappolato dal tempo che sembra scorra sempre più velocemente, dall’idea che la mia strada sia già tutta dritta e decisa, che l’unica cosa da fare sia stare attento a non sterzare.

E anche ritrovando il tempo per fare delle cose trascurate, anche di fronte a successi, delle volte non riesco a emozionarmi.

E pure ancora sento quel peso che appensantisce gli occhi e tira giù le lacrime quando mi sento il mondo crollare addosso, quando mi sento impotente, quando mi sento tradito. Gioie e sofferenze, soddisfazioni e delusioni, divertimento e sacrifici, sono prova che non si esiste solo, ma si sta vivendo. Ma questa vitalità non è incandescente e vivace come un tempo, soltanto debole e fioca…

Da quando sono arrivato qui ho rivalutato molti dei miei sentimenti e delle mie abitudini. Ad esempio, noi etichettiamo un sentimento come buono o cattivo, e se cattivo dobbiamo fare di tutto per starne lontani. Ma finalmente ho capito che non sempre funziona così. I momenti di tristezza aiutano a riflettere e a crescere, saperli esprimere è una dote (come hanno molti artisti, fin dal passato come il decadentismo, e molte persone comuni); spesso significa che si ha creduto in una persona importante, e magari ci si è disillusi. Che anche trovata la risposta non era quello che ci si aspettava.

Essere sempre tristi è invece negativo, perché può portare alla distruzione. E dopo potrebbe essere difficile o impossibile tornare indietro.

Tuttavia sempre meglio di sentirsi vuoti.

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NOTE:
* è ben lungi da me fare un’analisi sulla società Giapponese, nella quale entrano in gioco delle regole completamente diverse, ma mi riferisco a un generico essere umano
ho scritto un articolo simile a questo qui

la fine del viaggio

Il viaggio è il contenuto. Ma è quando si arriva ad un fine, come potrebbe essere salire su un aero o un treno, che si ha tempo di pensare a uno spettro più ampio.

Perché quando si è in viaggio si è troppo presi a fotografare quell’animale sconosciuto, arrivare in cima alla salita per visitare quel posto, dare il massimo ogni giorno. Perché si sa che prima o poi si dovrà tornare e perché bisognare ripagare quella fortuna ricevuta, che vuole in cambio impegno e perseveranza. 

Ed è quindi alla fine che si tirano le somme, i mesi che si sono accumulati fino a diventare anni. La fotografia dì sé stesso al momento della partenza e il confronto con la persona che sta tornando. Quanto si è cambiati? Si richiamano alla memoria i frammenti di quando tutto ha avuto inizio. Quale erano le aspettative e poi come è andata?

Si pensa alle persone incontrate, parte fondamentale del proprio percorso. Agli abbracci e ai sentimenti ricevuti, a coloro con cui si ha condiviso tempo e sogni: chi sembrava dover rimanere, perché se ne è andato? Chi invece è rimasto fedele fino alla fine?

Ai momenti per sé stesso. Alle sfide superate, ai fallimenti. Alle proprie delusioni e le conquiste. A quando c’era solo Io a risolvere i problemi. Oltre un voto o un opinione altrui, quanto queste cose contano secondo il proprio giudizio?

Alle proprie origini, quindi agli affetti che, anche se lontani, ci hanno donato la forza per continuare anche nei momenti più difficili. E poi al proprio Paese dove si ha passato l’infanzia o più. C’è ancora speranza?

Sei a casa! Ma è questa veramente la tua casa? Cosa hai portato, oltre a qualche souvenir, un piccolo solco sulla faccia e occhi che hanno visto il Mondo. Chi sei e che cosa vuoi? Ma soprattutto, perché riparti così presto? Non ti bastava la tranquilla Itaca, una reggia senza Proci e la tua Penelope?

‘O miei cari amici,’ dissi, ‘che per cento milia
perigli siete giunti a l’oriente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”. »

E ancora senza risposte, una cosa la sai: non puoi fermarti nel tuo folle volo.

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IMMAGINE: http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1121
QUADRO: W. Turner, Shipwreck of the Minotaurus, 1793
TESTO: Divina Commedia, Inferno
PS: “semenza” significa stirpe. Non era “oriente” ma “occidente”. E al posto di “miei cari amici” c’era “frati”, ma ho dovuto adattare per ovvie ragioni. Sì, lo so. Così non è più endecasillabo.

grazie ad un gruppo di persone fra tante

Mi è capitato di incontrare veramente gente speciale.

Questo è un post di gratitudine, se volete leggere qualcosa di avvincente che vi tenga attaccati allo schermo o se cercate un finale a sorpresa vi consiglierei di saltarlo.

Forse perché vivo dove la densità di popolazione è tra le più alte al mondo, ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con una gamma di persone spaventosa e di certo non sono una celebrità. Ho quindi avuto modo di ragionare su questo argomento.

Molte di queste persone sono solo persone che compaiono per un istante e poi se ne vanno, compaiono per qualche ora, ci si scambia qualche parola e un contatto per la speranza di un futuro o anche solo per cortesia e poi non ci si vede più.

Ancora prima di avvicinarsi a capire il prossimo, di fare un tentativo, se ne vanno nonostante si tenti di avvicinarsi. Mi chiedo, ma questa gente è veramente curiosa? Oppure sono così realizzati che non hanno bisogno di nuovi stimoli? Per quanto mi riguarda, farei salti di gioia per essere invitato a conoscere nuove persone, posti, abitudini.

Qualche volta ci rimango giù se penso quanto spesso mi trovo in questa situazione.

Con altre persone sono riuscito a creare un rapporto speciale di stima, di condivisione del proprio tempo e di amore. Ho trovato chi mi ha trattato come una famiglia, mi ha fatto sentire con un fratello, anche se non per così a lungo.

A questi individui curiosi che sanno aprire il proprio cuore verso il prossimo e che mi hanno accolto nella loro vita, vorrei esprimere la mia gratitudine.

Quando penso a queste persone è che vorrei che non se ne andassero mai, che potessimo sempre condividere qualcosa insieme.

Ma questo istinto naturale di perpetuazione in un mondo così deterministico dove tutto quello che ha inizio ha una fine più o meno vicina, allontana dalla felicità. Ci sono troppe variabili che mutano così velocemente in questa vita tanto che nessuna cosa umana può durare per sempre.

Io non l’ho capito bene, perché ci sono così tante volte che quello che penso è diverso da quello sento?

Forse la mia testa ha subito venticinque anni di evoluzione mentre ho ereditato i sentimenti di una scimmia. Quindi ogni giorno mi tocca cercare di raddrizzare un pochetto i miei sentimenti verso una direzione.

Guarda che non devi essere triste per questo, pensaci bene Revel.

Revel, ma ti rendi conto di quanto questa cosa è fantastica?! Cerca di apprezzare di più!

Di imparare a prendere tutto dalla vita, da un sorriso di una persona per strada, ad un gesto disinteressato e di dargli un senso rapportato solo a quel momento. Naturalmente questo discorso si trasla anche su tempi più lunghi, quando penso agli amici lontani, alle ragazze che non ci sono più o a mio nonno.

Quando sarò in grado di poter dare tutto me stesso per una cosa per poi lasciarla andare senza un minimo rimpianto, che sia piccola o grande, sarò un passo più vicino al significato della vita. E naturalmente della morte.

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FONTI:
immagine: scattata dai miei genitori al Parco di Ueno, Tokyo.

più domande che risposte, questa volta amore

Quando giravo per il Giappone mi sono accorto che le camere d’albergo non lasciano scampo. Spesso sono così piccole che non c’è spazio per i pensieri per disperdersi, non c’è rumore che copra il ritmo dei sentimenti.

E poi quando si è abituati a passare il tempo con persone speciali, a giapponesi urlanti per le strade tutte colorate e pieni di luci, è difficile davvero dire di sì ad una stanza bianca in cima a un palazzo alto che si affaccia su una strada sperduta.

E allora tra i mille pensieri che mi balenavano per la testa, perché in Italia non abbiamo gli spruzzini per il sedere sul water, perché qui c’è una macchinetta pro capite, mi sono anche mi chiesto che cosa è l’amore tra uomo e donna.

Perché in realtà non sapevo bene di cosa si trattasse. Ho chiesto ai miei genitori cosa significa, l’ho chiesto agli amici, a Google e fra tutte le fonti, anche a me stesso. C’è chi mi dice che è testa, chi solo cuore, chi parla di sopportazione.

Io non ci ho capito molto. Non esiste un’unica definizione e sembra tutto estremamente incasinato. Magari è un pò come Babbo Natale, tutti ne parlano, ma alla fine tutti sanno che non esiste.

La mia prima domanda è se si combatte per amore o per amare. Si sopporta perché si ama il proprio compagno o lo si ama perché si supera il proprio io.

Perché è nella natura dell’uomo chi sfugge di più è chi riceve maggiori attenzioni, perché è nella natura dell’uomo di accorgersi quanto una cosa è importante quando non la si ha e perché l’abitudine è così accomodante, ma altrettanto così dannosa.

Come inizia questo Amore, come finisce, chi lo decide, quanto è fisiologico quanto è metafisico.

A volte penso che l’Amore sia un pò un misto di tutto, che ci siano due fiaccole ben distinte e particolari. Ognuna è ha una forma diversa, un colore unico e produce una musica. Finché sono entrambe sono accese si prova amore. Date però le caratteristiche di ogni fiaccola, c’è quella che si accende più velocemente, quella che perdura nel tempo, e quella che si spegne facilmente. L’ultima variante è il fattore ambiente. Quando viene a piovere, il fuoco si spegne lentamente, ma se i due fuochi sono vicini, riescono a resistere al vento, all’umido e perfino alla pioggia.

A volte penso che l’Amore sia una bustina di quelle che si usavano per fare l’acqua frizzante. A me piaceva fare l’acqua con la bustina. Solo che adesso non si usa più.

In questi giorni mi sono lasciato con una ragazza perché sapevo che non è la ragazza giusta per me. I momenti passati insieme sono stati così importanti, il lasciarla mi ha lasciato una tale tristezza addosso, che mi sono chiesto se non l’amassi.

Miei cari amici, sperando di non avervi confuso più del dovuto, vi auguro di trovare quello che cercate.

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FONTI:
http://nyinaa.deviantart.com/art/love-55717254

Gli opposti del Giappone

Dopo due mesi in Giappone mi piacerebbe raccontarvi perché io penso che sia un posto così speciale per me. Tra tutte le cose che mi sono piaciute, e quelle che non mi sono piaciute, posso confermare che una gran parte del mio interesse deriva dal fatto che gli opposti estremi convivono. Qualunque cosa è sia bianca che nera allo stesso momento.

Per la mia mentalità da occidentale questo concetto è tanto complicato quanto interessante.

Nonostante l’istruzione orientale insegni ad eseguire più che a pensare, cavoli date in mano una penna colorata ad un giapponese e vedrete che può creare delle cose assolutamente originali.

Questo aspetto della cultura si riflette sulla società che da una parte è composta di perfetti esecutori, persone che sanno già il lavoro che faranno un anno prima di finire l’Università e che organizzano la propria vita e i propri viaggi nei minimi dettagli, ma anche persone che si sanno divertire, che sanno improvvisare e sanno creare.

E così la società è costruita unendo un’ estrema attenzione nel preservare la propria cultura, infatti, al contrario di altri Paesi dell’Asia, si sono conservati i luoghi di culto, ma anche nel guardare al futuro costruendo palazzi super alti, abbracciando la tecnologia e cercando idee innovative.

Lo stesso vale per l’estrema timidezza di queste persone che poi però leggono fumetti osé in metropolitana come se niente fosse, la difficoltà nel trovare un cestino per strada, ma anche di trovare un rifiuto, l’estrema ammirazione per l’occidentale, e la diffidenza nei suoi confronti.

E lo stesso vale per le ragazze: “Guarda, non sono lesbica, ma preferisco le donne agli uomini” oppure “Si non è che non mi piaci, però non è neanche che mi piaci”.

Così la moneta non cade mai da una parte, ma rimane sempre di taglio.

Di recente ho visto un cielo così. Se guardavo verso gli opposti riuscivo a percepire chiaramente la divisione. Da una parte il tramonto colora di arancione l’orizzonte portando consapevolezza e fatica, dall’altra il blu diventa nero celando i segreti e stimolando il riposo. Ma se mi chiedevo dove inizia una parte e finisce l’altra, non riuscivo a rispondere, perché quel cielo è perfettamente sfumato, quasi a non voler lasciare traccia di cambiamento.

Questo mi fa pensare su come ho vissuto ventiquattro anni della mia vita, cercando di trovare la fine di una strada, di perseverare in una condizione di testa o croce, di dare titoli alle persone, usando “quindi” e piantando paletti.

E così ci ricasco, di nuovo a cercare a un giusto ed uno sbagliato, quando alla fine poi, le cose funzionano così, l’amore si alterna all’indifferenza, le amicizie vanno e vengono, le idee ed i pensieri mutano in cicli come fanno i pianeti che raggiungono due punti opposti di una stessa ellisse.

La conclusione di questo post? Indovinate un po’, non c’è!

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