il caos a Tokyo

“In questo periodo mi sento come se mi stessi perdendo una parte di mondo.” “Sono un pò stanco luoghi comuni, compromessi e pensieri pre impacchettati.”

Scrivevo tempo fa.

Dopo un anno di Giappone mi sento in un luogo ancora totalmente estraneo per tanti aspetti, tra persone che alternano la freddezza e la distanza al calore improvviso e il contatto, giornate fredde che si alternano a caldi estivi.

Pressione dei miei genitori e complimenti dei miei amici, terremoti che mi scuotono a destra e sinistra.

In questa avventura che non ha fine, gente che odia sto posto, gente che lo ama. Gente che odia gente, tanti che non mi sarei mai aspettato, gente che vive nella città più densa di abitanti al mondo.

Tra persone molto amichevoli, solo in apparenza, tra le forme e le frasi fatte anche nell’intimità, poi lo scoppio in lacrime delle ragazze, il brillare delle aziende e le vie nascoste del malaffare.

E ancora mi giro a destra e sinistra senza parole e penso, bisogna veramente essere portati per il Giappone.

Le difficoltà del rito della ricerca del lavoro, gli inchini in classe ogni mattino, i passi falsi, il part time, i salary man, i pervertiti, i Kanji, le JK.

Chi ragiona e pensa in modi a cui non avevo mai pensato prima, gente che prima pensavo potesse esistere solo in un fumetto.

E io da spettatore incredulo osservo questo Mondo, cercando di fare ordine nella mia testa e non riuscendoci, cercando di cibarmene.

In piccoli dosi, perché abusarne potrebbe essere molto pericoloso.

2014-01-13 12.24.14

 

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2 thoughts on “il caos a Tokyo

  1. Hey, cugino, tutto ok? Io credo che in fondo sia normale, anche dopo un anno in Giappone, attraversare zone d’ombra e sentirsi, come dire “non a casa”. A volte nemmeno qui ci si sente più a casa….non conosco il Giappone se non da letture, racconti, informazione, comunque non diretta, ma credo che davvero ci si debba essere portati. Siamo troppo diversi e acquisire una forma mentis, una cultura, un modo di vivere e comportarsi e di pensare, perchè il problema è pensare come loro, è tosta, Alessandro. Pensare come loro senza rinunciare a pensare come l’Alessandro europeo nato a Milano, senza diventare un giapponese, perchè non sarebbe nè giusto nè possibile, be’ non è da tutti. Tu hai capacità non comuni, però. Brunetta mi dà notizie positive. La ricerca di un lavoro che corrisponda alle tue aspettative dà speranze concrete? E se le dà, pensi di poterti adattare bene? Questi, secondo me, sono i due punti focali. Ma non hai certo bisogno che sia io a dirtelo, volevo solo rispondere al tuo post e dirti che seguo con affetto la tua difficile, ma pur sempre bellissima avventura
    Chiara

    • Ciao cugina, certo sempre ok! Sempre me stesso, solo con una più ampia veduta delle cose e qualche piccola grande modifica. Possibilità concrete di lavoro ci sono, potenzialmente mi dovrei riuscire ad adattare bene.
      Grazie per il seguito, sperò che avremo modo di farci presto una chiacchierata davanti ad un caffè o, perché no, una fresca bottiglia di sake.

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