perché il Giapponese è così difficile e perché studiarlo

Ci sono quelle giornate no. Il discorso in classe non va come avrei voluto, un vecio mi supera con la bici in salita e mi fa sentire venti anni in più, in fine mi siedo al tavolo per rilassarmi un poco ascoltando le conversazione degli altri (so che sono pessimo, ma per praticare mi invento di tutto) e mi si siedono accanto tre Koreani. Ok che sono la seconda maggioranza dopo i Cinesi, ma daiii!

Quindi ho pensato di voler condividere con voi la frustrazione durante questo percorso di studio della lingua. La gioia la lascio ad un altro post.

Premessa: penso che la gente che ha inventato questa sistema per comunicare sia la più pazza che esistita in questo mondo.

La lingua funziona con tre alfabeti, i primi due “Kana” sono alfabeti fonetici uguali, ma scritti in modo diverso, che coprono tutti i suoni che potete combinare in Giapponese, sono circa 64 e non richiede un grandissimo sforzo per conoscerli. Questi alfabeti sono per lo più composti da due o tre suoni messi insieme (es: ta), e non da ogni singolo suono come nel nostro (es: t+ a). Questo comporta che degli stessi suoni combinati insieme talvolta possano significare più cose diverse, ad esempio “kawa” (ka+wa) è “fiume”, “lato” “pelle” e “cuoio”.

Come distinguere queste parole? Se nel parlato ci si aiuta con il contesto, per lo scritto c’è il terzo alfabeto, cioè 50000 parole circa chiamati “Kanji”. Nel terzo alfabeto “kawa” si scrive in tre modi diversi (川 questo è proprio un fiume、側、皮、革), anche se si pronuncia sempre nello stesso modo. Per fortuna basta conoscerne 2000 e qualcosa per poter scrivere e leggere correntemente leggere il giapponese. Il fatto è che per commerciare con la Cina si è pensato bene di prendere per ogni kanji la pronuncia delle diverse lingue cinesi (Honk Kong, Pechino..) e di mantenerle fino ad oggi (oltre ad apportare ogni tanto qualche modifica), quindi un kanji si può leggere in 5, 6 o più modi diversi. Che cosa decide quale delle letture adottare? I kanji o i kana che stanno di fianco. Che cosa ne risulta? Che anche i Giapponesi, quando incontrano parole che non si leggono tutti i giorni (tipo nomi), non sanno leggere. O almeno, buttano giù due o tre letture più probabili. Per noi invece è così naturale riuscire a leggere un nome nuovo!

Quando ho iniziato con i miei studi, quest’ultima pensavo fosse la sfida più grande, invece la grammatica, ad esempio, fosse facile. Non esiste neanche il futuro dei verbi (che se ci pensate, non serve poi a tanto). Invece mi sbagliavo alla grande, la grammatica pure è incredibilmente difficile.

Ad esempio la numerazione c’è un sistema per contare oggetti cilindrici e lunghi come bacchette e bottiglie, oggetti piatti come magliette o fotografie, uno per i libri, uno per oggetti piccoli e rotondi, uno per macchine, uno per gli animali piccoli, uno per animali grandi etc etc. Tutti con regole da imparare, ad esempio quattro si dice in due modi e alcune volte si può usare solo un modo, altre volte bisogna apporta delle modifiche etc. Questo ne risulta che anche i Giapponesi a volte sbagliano. E in effetti non li posso biasimare. Vi immaginate la sciura al banchetto che pensa come numerare una crocchetta perché è tonda, ma è anche abbastanza piatta?

Poi ci si mette il sistema del rispetto che ha diversi livelli di rispetto. Per i livelli più alti ci sono delle parole completamente diverse, a noi ci va bene che basta aggiungere un “Lei”. Tipo “è” si può omettere nel linguaggio più informale ma diventa “Da”, “Des”, “De gozaimas” sui diversi livelli.

Per non parlare che una parola a volte si usa scrivere in Kanji a volte in Kana a volte in tutti e due. Mi capita quindi di scrivere dei Kanji che gli stessi Giapponesi non capiscono perché quella parola la scrivono in Kana!

Oppure che alcune volte scrivere a mano i caratteri come vengono stampati dappertutto è errore. Ad esempio in 天 (“ten”, cielo) la linea superiore deve essere scritta più corta di quella sotto. Oppure 冷 (“tsumetai”, freddo) viene insegnato e scritto a mano in modo completamente diverso.

Ma poi è assurdo che nelle edicole ci sono due tipi di riviste, quelle che si aprono da destra e quelle da sinistra in base alla scrittura in verticale o orizzontale. Quando prendo una rivista in mano devo anche stare attento a come aprirla.

Infine una delle cose che mi ha stupito di più è che anche i più piccoli dettagli sono diversi dall’italiano. Si scrive la virgola al contrario 、il punto è un cerchio 。non esistono le virgolette perché confonderebbero la lettura, ma si usano questi 「」. Ancora più impressionante è che loro non capiscono i nostri smile, non capiscono le mie lettere, ma soprattutto la cosa che mi dà più fastidio, non capisco le mie cifre. Cioè sono 5 anni di Università che le ho scritte così! Semplicemente perché fanno tutto in modo diverso.

Detto questo, perché mai imparare il Giapponese allora?

Pensate a delle persone che hanno perfino un sistema di comunicazione così differente, che nuova visione possono avere del mondo e della vita. Quante cose imparate da ammirare, di cui stupirsi, da ripudiare, da rimpiangere, ma anche da amare.

石の上にも三年

“Sopra la pietra, perfino tre anni”

P1040341

Sedersi su una pietra fredda e scomoda significa porsi in una condizione sfavorevole, ma se si persevera con l’impegno, anche la pietra più fredda può diventare calda e accogliente.

FONTI: immagine: http://seijiyoshioka.biz/kakenukeru/1179/
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