felicità e semplicità

Ahhh quanto mi mancherà questo posto. Horikirishoubuen (堀切菖蒲園), anche i giapponesi a sentirlo sbigottiscono e mi chiedono: “cosa?!”. Se guardo indietro e mi domando che cosa è bello di questo quartiere che, ufficialmente fa parte di Tokyo, ma che assomiglia più ad una piccola città di campagna, non riesco a dare una risposta.

Ma se dovessi descrivere con due parole, direi che è un posto di gatti e vecchietti. E basta, perché non c’è molto di più, almeno a Machiya c’è un piccolo centro e un planetario discreto, ma qui, proprio niente. Eppure è partire proprio dalle cose semplici che si riesce ad amare la propria vita.

I party organizzati da noi della casa che finivano puntualmente a portare in spalla il nostro papa san, un signore di mezza età che indossata la fascia butta giù un bicchiere di sake dopo l’altro regalandoci saggezza in giapponese e qualche storia del passato. La panoramica del tetto da dove si vedono tre linee metropolitane, un’autostrada e il mio tratto preferito in bicicletta. Le ragazze belle che si vedono solo alla stazione e che poi scompaiano disperdendosi tra le viette.

E mi mancheranno anche le figure di Horikiri, parte integrante di questo posto che resteranno a dargli vita e significato, come hanno sempre fatto da molto prima che arrivasse questo straniero.

A partire dall’artigiano di gomma che, incontrato il primo giorno per chiedere dove sarebbe stata la mia casa per tutto questo tempo, dopo un’indicazione ed una pacca sul sedere, ho salutato per tutti i giorni a venire. La signora con l’entrata di casa più vicina ad un muro che abbia visto nella mia vita, le risate con la coppia del turno di notte del supermercato, la sciura centenaria che dopo aver preparato il suo katsudon delizioso si addormenta guardando la televisione. Poi il controllore della mia linea metropolitana con cui litigavo perché passavo la barriera solo per aspettare il treno con le mie ex, e ancora la bella vicina che avrei avuto conoscere, ma ahimè non ho mai avuto occasione.

Quando sono arrivato qui per la prima volta, mi chiedevo che tipo saresti stato, se saremmo stati buoni amici o se avresti aspettato impaziente il momento del saluto. Ma invece, anche se sapevi che presto o tardi me ne sarei andato, quanti piccole grande gioie mi hai regalato, Horikiri. Il tempio scoperto per caso a pochi minuti da casa, un gatto che mi hai fatto accarezzare su cento e la festa tenuta a pochi passi dalla stazione che mi ha reso orgoglioso di far parte di questa grande famiglia.

Grazie per avermi confermato che non c’è bisogno di niente di speciale per essere felici.

さようなら

E così si chiude un’altra fase della mia vita.

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