il significato di viaggiare

Ho capito perché viaggiare mi piace così tanto.

Viaggiare significa prendere l’essenza della vita in pillole, è proprio come farsi di vita, iniettarsi vita nelle vene e lasciarla scorrere per tutto il corpo. Molti di voi, miei cari amici, pensano che viaggiare significhi raccogliere soldi, chiudere la valigia e partire per un paese lontano.

Viaggiare per me significa movimento, cambiamento, significa felicità e tristezza, alti e bassi, correre velocissimo per poi prendere fiato, significa vita.

Il cambiamento è ciò che dà senso alla vita, dalle piccole crepe di tutti i giorni fino ai tagli netti con il passato. La vita senza cambiamento è come un mare calmo, per un pò va bene, ma poi diventa noioso!

Pensateci bene, la rottura dell’equilibrio è la chiave di ogni film, libro, architettura, ballo, della Terra e perfino dell’Universo, di qualunque cosa! E ci vuole un opposto per cambiare lo stato delle cose, ci vuole una spinta, che venga dall’interno o dall’esterno.

Il cambiamento può essere positivo, pieno e dolce, poi doloroso, lento, faticoso, ma spesso ci può aiutare a tirare fuori il meglio di noi stessi, perché non importa quanto siamo consapevoli, in ogni caso ci sarà qualcuno che ci mostrerà una cosa alla quale non avevamo mai pensato, un’abitudine differente, o un gesto che scompare in una cultura diversa, un nuovo modo di affrontare la giornata e questo ci indurrà ad interrogarci sui fatti, accrescendo consapevolezza, curiosità ed immaginazione.

Questo mi ha insegnato che qualche volta, c’è bisogno di un opposto, per vedere il mondo sotto un profilo diverso, che sia una coppia di giapponesi che viaggiano per il mondo, un ragazzo che belga che ti considera come un fratello, o una ragazza dalla pelle diversa con cui si condivide una vita.

Il viaggio è un esperienza da fare per tutti, non importa che sia nomadi dentro o che si ami la propria terra, in ogni caso vale la pena di osare, dovunque!

Se avete visto il pianista sull’oceano potreste essere tratti in inganno, lui preferiva vivere su una barca piuttosto che mettere un piede a terra perché i tasti da suonare lì fuori sono troppi, ma in realtà nella sua scelta, aveva già deciso di viaggiare sempre, di conoscere nuove persone e di guardarle allontanarsi, di innamorarsi, e di perdere il proprio amore, di vivere e di morire.

Io preferisco iniziare da qualche parte, suonare qualche tasto di tanto in tanto, provare per rimanere deluso, ma anche soddisfatto.

Allora è meglio superare le proprie insicurezze, le barriere che circondano e prendere una barchetta in mezzo alla tempesta, come ha fatto il buon Truman.

Vedere un signore che fa finta di suonare la pianola, suonare le campane di un paesino sperduto, un gruppo di ragazzi che celebra in un corridoio della nave, brindare come fanno i russi, sentire dei tedeschi che si lamentano sull’imprecisione degli italiani, conoscere storie vere come si vedono solo nei film!

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Io ho viaggiato non muovendo un passo fuori da casa mia, e ora ho un nome giapponese, un origami grande come la punta un dito, e dei nuovi ricordi da custodire gelosamente.

Due spunti per viaggiare:
http://www.couchsurfing.org/
http://leganerd.com/2013/02/28/speciale-emigrazione-raccontateci-la-vostra-storia/
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