vivere fa paura

Vivo.

Non riesco a fare a meno di chiedermi perché. Mi capita di trovarmi in mezzo ad una cena con amici a pensare a queste cose. Non è perché la cena sia noiosa, non fraintendetemi, ma ci sono periodi nei quali questa domanda mi frulla nella testa come una trottola che non riesco ad afferrare.

Talvolta vivere mi fa paura.

Ho studiato per caso qualche modello di psicologia sociale, in sostanza i nostri schemi di comportamento sono dettati dalle culture che ci circondano a diversi livelli. Nel più profondo si trova la famiglia, su strati superiori vi sono la nazione, gli amici, e infine la cultura professionale e aziendale. è da qualche tempo che ci faccio caso e ho notato alcune mie abitudini con poco senso e tanta somiglianza agli altri.

Mi spaventa perché non siamo così liberi di pensare se siamo così influenzabili dal contesto e dai nostri vicini.

Un altro fattore molto importante che ci condiziona è il tempo, non è abbastanza, ci costringe spesso a scegliere quando non vogliamo; amicizie, passioni, percorso.

Ho paura di aver scelto per comodità, per semplicità senza sufficiente conoscenza, di farlo anche in futuro, di perdere la mia unicità.

In più c’è la quotidianità, dove molti sono intrappolati, spesso me compreso, che impedisce il cambiamento. Infatti se anche si riesce a scalfire questa quotidianità per raggiungere uno stato in moto, ci si trova soventemente a scontrarsi con la quotidianità degli altri.

Come sarebbe la vita senza questo ripetere infinitamente le stesse azioni?

Se sono qui, perché? Dove mi aspetto di arrivare? è la domanda giusta? Sono abbastanza motivato per fare quello che faccio, sono dell’idea che i miei benefici colmeranno i sacrifici? Perché?

Talvolta girando il mondo mi ritrovo a pensare come sarebbe stata la mia vita se avessi vissuto in quella casetta sopra la montagna con il tetto spiovente ricoperto di neve la maggior parte dell’anno, un pugno di vicini che parlano una lingua che non conosco, e una scuola che avrà si e no una decina di classi.

Cioè, chi cavolo ha scelto che mi trovi qui a Milano, ma ancora prima chi ha scelto che mi trovi sulla Terra, si tratta di pura casualità?

Mi sto rendendo conto sempre di più di aver perso alcune cose.. ad esempio ho perso il contatto con la natura, immerso tra tutte questi edifici e cemento, mi accorgo che avrei dovuto viaggiare più spesso per esplorare quello che ho a due passi. Pavia, Sondrio, Bergamo, c’è chi si lancia dalle montagne per volare, chi ha dedicato la vita a scalarle, a chi invece piace spendere i propri passi per solcarne i boschi, come soleva fare mio nonno.

Poi ho perso degli amici cari, per un motivo o per l’altro. Non sono bastate le nostre mille avventure per tenerci assieme, tutti i ricordi positivi che custodisco gelosamente, ora sono qui e non so più niente di loro.

Talvolta mi sento di aver perso anche la spensieratezza, compleanno dopo compleanno divento più insensibile, al Natale, alla mia festa, l’idea di dover far fare qualcosa nel modo che non mi piace, anche per un bene più grande, mi ha offuscato i sensi.

Poi ci sono altre cose che ho perso, ma si è fatto tardi, miei cari amici ed ora di chiudere la locanda.

In ogni caso non vi preoccupate, non ho ancora perso il sorriso e la prossima volta ci troveremo ancora qui per raccontarci un’altra storia.

long_road_of_winter_by_sanveganza-d3b1wpi

FONTI:

grazie a questo artista, amirzand, perché con la sua arte mi ha regalato proprio quello che stavo cercando http://amirzand.deviantart.com/art/Long-Road-of-Winter-199963350

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