Vento ed estate

estate

Mi siedo sul balcone e guardo all’orizzionte. Mi pare di essere l’unico, in questa Milano semideserta, accarezzata dal vento. Vento di mare che mi riporta in spiaggia, un succo di frutta dopo il bagno, un castello di sabbia e una corsa sulla riva, fino al porto. Non trovo nuvole, solo un puntino lontano: un areo che passa di qui, chissà… Il vento mi sfiora la pelle, guardo intorno. Le finestre sono chiuse, tapparelle basse, non riesco a vedere se la signora del quarto piano è in casa, si quella con il balcone che sembra una giungla. Le foglie si lasciano trasportare dolcemente, il tutto è caratterizzato da una particolare armonia che sembra quasi cercata.

Nel frattempo il vento è diventato forte, rientro, chiudo le finestre e lo lascio fuori.

Tiro un sospiro. Sollevo il bicchiere di thè fresco che avevo lasciato lì poco prima, una specie di circonferenza macchia la mia scrivania.

Vento… libero di partire e tornare, senza dover rendere conto a nessuno. Di infilarsi dolce dovunque.  All’occorrenza forte come roccia, veloce e tagliente a volte leggero come piuma.

E penso, mi sarebbe piaciuto essere vento.

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