distruzione

Mi soffermo a scrivere due righe su un tema che mi stupisce, ogni giorno. Fa molto riflettere.

Intendo, la facilità della distruzione è impressionante. Giorni, mesi, anni passati a costruire qualcosa e poi puff, tutto via in un secondo, e rimangono solo macerie.

Come è possibile?

Ok ok, chi ha studiato un pò di fisica, dirà che non dico niente di nuovo, nel XIX secolo si sapeva già tutto dell’entropia. Il punto è che c’è una bella differenza tra pratica e teoria, trovarsi davanti alla seconda fa sempre più “effetto”: non si è più davanti un libro di formule e concetti, ma davanti al mondo.

Mi viene in mente, in particolare, una figura della mitologia romana, che ben rappresenta quello che intendo. Le tre Parche si narrava che avessero in mano il destino dell’uomo, e che questo era costituito da un filo. Un filo. Un uomo pensante, carico di emozioni e di sentimenti, poteva cessare di esistere al semplice taglio di quel filo. E così come un albero impiega anni a crescere e può essere distrutto dall’uomo in pochi secondi, così come basta un soffio a buttare giù un castello fatto di carte, una macchia per rovinare un opera d’arte.

E basta una parola, un piccolo gesto, un fraintendimento per rovinare sforzi continuati nei confronti del prossimo. Un attimo, un istante e shhhh, il rumore dello sciacquone. E’ questa la natura del mondo che ci circonda ed è questa la natura umana? Hai dato mille per mille per una cosa, per una persona, eh caro mio, non importa, tutto svanisce… Da un certo istante, le tue parole e le tue azioni non varranno più di una cicca. Ma allora che diavolo ci sta uno a spaccarsi tutti i giorni? Tanto basta un Niente per spazzare via tutto.

E quindi? Ditemi voi, esiste la casa di mattoncini dei tre porcellini o è solo un illusione, una favola per bambini? Costruiamo solo case di paglia o anche sentimenti veri e autentici, che durano nel tempo, inscalfibili. C’è qualcosa che nessuno ci può portare via? O un giorno ci dobbiamo aspettare che il signor Niente decida che è arrivato il momento di finirla?

Sperando di non avervi tediato troppo con questo discorso, spetta a me la conclusione, come al solito.

Io, non so voi, non demordo. Se c’è anche una sola speranza che quell’albero possa crescere sereno, pianterò quel seme, se c’è anche solo un modo per costruire quella casa di mattoni, ci riproverò fino a quando ne sarò in grado, non importa quanti lupi verranno a scassarmi i maroni.

p.s. se volete farvi un sorriso per riprendervi, leggetevi le didascalie delle immagini

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2 thoughts on “distruzione

  1. potrà sembrare banale ma io penso che tutto quello che si costruisce poi non viene distrutto… o almeno credi che sia cosi quando non hai piu’ materialmente qualcosa… ma nel profondo qualsiasi cosa che hai fatto con impegno e costanza ti resta dentro.
    pensa di aver fatto la torta più buona del mondo … cosa fai la lasci li’? la mangi! condividendola con gli altri e ora che non c’è più… bhè potrai vantarti che quella volta la torta era davvero buona… (forse non è un giusto esempio… buono si però ^^)
    le esperienze che fai… se finiscono non finiscono perchè il lupo vuole distruggerle a tutti i costi… forse cambiano le esigenze o forse noi non sappiamo semplicemente accontentarci… ma lo trovo giusto, perchè restare attaccato a qualcosa che non ci appartiene più? come dici te bisogna sempre costruire e chissà se ci troveremo a dire : “ahh non ho bisogno più di nient’altro”

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