natale

Vi voglio raccontare una storia.

Era un Dicembre del lontano ’32, il vento soffiava leggero sulle case e la città era coperta di neve. Una coppia di anziani signori passeggiava tra le pietre di Badbury Street, carrozze guidate da cavalli trasportavano passeggeri da un lato all’altro della città. Dentro la scuola elementare, i bambini cantavano in coro accompagnati da dolci note di pianoforte. La città era tutta uno sfavillio di luci, come piccole fiaccole, si vedevano calzini colmi di lecca-lecca e chupa-chupa appesi alle finestre, qualche pupazzo di neve ogni tanto. Per non parlare dell’altissimo albero che si stagliava al centro di Green Square. La gente sembrava felice, in quel giorno speciale, in quella Vigilia che non mi scorderò mai. Le famiglie erano tutte riunite, ognuno sembrava davvero più gentile.

Mi trovavo in quella città per affari, il mio cliente abitava in una modesta casa in fondo alla via. è di suo figlio che vi voglio parlare, questo bambino di 9 anni, mi colpì dalla prima volta che lo vidi: ci feci caso, aveva qualcosa di diverso, forse il suo maglione rosso, forse il suo sorriso. A conoscerlo ci si poteva ricredere: non sembrava essere molto diverso dagli altri, suo padre mi disse che frequentava le elementari come i suoi compagni, giocava con loro, e amava il Natale come tutti i bambini. Realizzai di avere ragione quando ebbi la fortuna di vederlo scrivere: era lì, seduto su quella sedia, con una candela mezza consumata, una paio di guanti vecchi alle mani per non sentire troppo il freddo.

Prima di iniziare chiudeva gli occhi, forse per riordinare le sue idee, per schiudere il suo cuore. Poi li apriva, afferrava la penna con decisione e la portava lentamente alle labbra. Tempo qualche secondo e la penna accarezzava il foglio, la sua mano dava ritmo e cadenza ad ogni parola, la sua testa si inclinava leggermente… nonostante la sua concentrazione, gli occhi gli si illuminavano ed il suo corpo sembrava in armonia con l’universo intero.

Fu l’unica volta che lo vidi.

Sono passati anni, ed eccomi di nuovo in quella città, di nuovo a Natale. Il mio lungo palettò mi copre piacevolmente da questa brezza invernale, i fiocchi di neve si poggiano delicatamente sul mio cappello, mi concentro sul suono della neve che calpesto. Le carrozze sono state sostituite da automobili, le candele da luci artificiali ma l’atmosfera è la stessa. Sento quella sensazione di calore profondo che si propaga dolcemente fra le mie ossa. Chiedo di lui in giro: sembra che nessuno ne sappia niente. Passo a prendere una cioccolata fumante al Chocolate Bar di fronte a Green Square. Le note di I Believe in Father Christmas scorrono alla radio. Vengo a sapere del ragazzo: si era trasferito, ma un suo zio abita in una parallela. Busso alla sua porta. Parlo allo zio e mi dà questa lettera di carta. Quella che il bambino scrisse nel Natale del 32.

Caro Babbo Natale,

Scrivo queste due righe a te, Papà Natale.

Non so se sono stato bravo, ho fatto del mio meglio. Ho dato una mano a mio padre con il lavoro, sono riuscito a far sorridere Clara, sai, era da tanto che non sorrideva, a causa della sua malattia… Ah si, ho anche donato i miei guanti nuovi a un bambino che sembrava averne bisogno più di me… Ho una richiesta un po’ particolare, quest’anno. Prima devi sapere: sono due anni che aspetto, nella speranza di rivivere il Natale, sentire la sua atmosfera appieno: oramai non e’ più lo stesso… Non vedo più la magia. Non vedo la magia dell’albero di Natale, non mi sveglio più la notte sperando di riuscirti a vedere, non fremo la mattina, quando dovrei correre verso l’albero per vedere cosa hai lasciato. Quello che vedo ora, e’ un sorriso un po’ incerto, un sorriso di quelli che hanno da nascondere qualcosa. E quel qualcosa e’ dolore, mancanza e nostalgia e lo leggo nelle facce dei miei parenti, lo sento io per primo… perdonami Babbo, ma per quanto mi sforzi, non riesco proprio a vivere il Natale come vorrei. Lui non c’è più e io non me ne faccio una ragione, le sue mani calde e grandi non mi accarezzano più la faccia, mi manca la sua allegria contagiosa e le sua presenza… Quindi veniamo alla mia richiesta. Ecco, vorrei che anche lui avesse un buon Natale, dovunque sia, quindi perfavore, ti chiedo di portare questa medaglietta che ho comprato al negozio qui di fronte, direttamente a lui, al mio caro nonno. C’è disegnato sopra un Alpino, sono sicuro che gli sarebbe piaciuta.

Ti voglio bene,

R.

Una lacrima mi scende lenta della guancia. Il freddo si fa più forte, quasi come volesse disegnarmela sul viso. Me la asciugo in fretta. Saluto lo zio, mi dice che il ragazzo aveva speso tutti i suoi risparmi per la medaglietta. Lo ringrazio per il tempo e decido di partire, voglio parlare a quel ragazzo.

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3 thoughts on “natale

  1. Il tuo cuore lo porto con me Lo porto nel mio Non me ne divido mai. Dove vado io, vieni anche tu,….. Questo è il nostro segreto profondo radice di tutte le radici germoglio di tutti i germogli e cielo dei cieli di un albero chiamato vita, che cresce più alto di quanto l’anima spera, e la mente nasconde., Questa è la meraviglia che le stelle separa. Il tuo cuore lo porto con me, lo porto nel mio.( il nonno e il suo adorato nipotino)

  2. Pingback: natale 2 « Revel89's Blog

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